PALERMO – Trema il racket nella provincia di Palermo, che comprende i territori di Bagheria, Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia. A seguito infatti della ribellione di massa da parte di 36 imprenditori stufi di cedere al ricatto del pizzo, i Carabinieri hanno emesso ventidue ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti individui, alcuni in libertà mentre la stragrande maggioranza di essi era già in stato di fermo.

Il blitz, che ha riguardato soprattutto il territorio di Bagheria, parte da un’indagine incentrata sulla figura di Pietro Giuseppe Flamia, soprannominato il “porco”, oggi detenuto, ma nel 2013  in stato di semilibertà,  personaggio di spicco a Bagheria nella riscossione del pizzo. Proprio a lui paradossalmente,  i carabinieri del reparto operativo e del Nucleo investigativo, agli ordini del colonnello Salvatore Altavilla e del maggiore Dario Ferrara devono la buona riuscita dell’operazione: Flamia infatti, durante i colloqui con i parenti, avrebbe rivelato loro dettagli compromettenti sui suoi “affari” affidando loro pizzini ed incarichi. Tutto rigorosamente trascritto dagli uomini delle Forze dell’Ordine.

Impossibile, per gli imprenditori taglieggiati, tenere il conto di tutti i soldi versati finora, anche perchè la maggior parte di essi ha cominciato a pagare negli anni Novanta, quando ancora c’era la lira. Tante le vittime del pizzo, come supermercati, con sedi anche a Palermo, costruttori, proprietari di bar, centri scommesse e sale gioco, ma anche imprese di vendita al’ingrosso di frutta, verdura e pesce. Venivano avvicinati sempre con la solita scusa di aiutare le famiglie dei carcerati. E nonostante gli arresti, spuntava sempre qualcuno a sostituire il precedente “questuante”.

“Stamattina Palermo si è svegliata con l’aria profumata di libertà. La stessa libertà che da oggi gli imprenditori che si sono ribellati al pizzo possono iniziare finalmente a riassaporare.
Il nostro grazie va ai Carabinieri e alla Procura di Palermo per l’importante operazione portata a termine oggi che ha consentito di sferrare un altro imponente colpo alla mafia e al business delle estorsioni. Il dato importante inoltre è che questo obiettivo è stato raggiunto anche grazie alla denuncia delle vittime, dimostrazione questa che quando si denuncia e collabora con le Istituzioni la risposta dello Stato non si fa attendere”. Lo afferma in una nota l’Associazione Nazionale “CODICI  -Centro per i Diritti del Cittadino” in merito all’ imponente operazione antimafia di oggi.

Anche Confcommercio Sicilia in una nota diramata in queste ore, manda le proprie congratulazioni: “Un fortissimo grazie di Confcommercio Sicilia alle Forze dell’Ordine ed alla Magistratura, che hanno nuovamente colpito un sistema criminale consolidato, unito alla gioia nel vedere una nuova cultura crescere ed affermarsi, quella nuova cultura che porta imprese ed imprenditori a divenire, finalmente, protagonisti nella lotta alla criminalità. I recenti arresti operati dalle forze dell’ordine e dalla magistratura che hanno ottenuto una piena collaborazione di imprenditori ed imprese è il segno che la cultura della legalità, della lotta alle cosche, al malaffare si sta affermando anche nel DNA della nostra Isola. Il sistema economico, stremato dalle tasse e dalla distrazione della politica, ormai arrivato al punto di non ritorno non è più in grado di accettare nessuna malversazione, nessuna imposizione e denuncia o collabora con la magistratura e gli inquirenti. Una civiltà che cresce, una cultura che si afferma, quella della legalità che conviene. Del resto anche in altri casi, ritornati alle cronache o rimbalzati sui giornali in questi giorni, l’atteggiamento delle imprese e degli imprenditori appare sempre più collaborativo.Questa è la via per ridare speranza ai siciliani onesti”.

Paolo Borsellino una volta disse: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”. Magari chi si è ribellato non sarà giovanissimo, ma sempre meglio di niente.

Teresa Fabiola Calabria

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