PALERMO – Il Parco di Maredolce e il suo futuro: questo il cardine principale attorno al quale si è concentrata la conferenza svoltasi ieri nella sede decentrata della biblioteca “Brancaccio” di via S.Ciro a cui hanno preso parte numerosi studiosi del complesso monumentale che comprende nel suo progetto originario, il territorio che va da monte Grifone fino al castello di Maredolce, immerso in quel che resta della Conca d’Oro, definita da Fernand Braudel come “paesaggio paradisiaco”.

Ad aprire il dibattito sul futuro di questo grande gioiello del periodo Arabo Normanno, purtroppo sconosciuto ai più, è stata Eliana Calandra, dirigente Sistema Bibliotecario e Archivio Cittadino di Palermo che, dopo i saluti di rito ha dichiarato: “Come cittadina debbo dire che il Parco ed il Castello di Maredolce costituiscono senza dubbio un unicum, che andrebbe valorizzato. Ringrazio la dottoressa Bellanca (direttrice Beni Arch. Soprintendenza BB.CC.AA. di Palermo, nda) per aver preso a cuore questo monumento, il cui Parco ha ricevuto l’anno scorso il premio “Carlo Scarpa”. Come dirigente del sistema bibliotecario invece debbo dire che è necessario superare e abbattere il vecchio stereotipo che vuole le biblioteche come luoghi chiusi in cui si entra in punta di piedi e si viene zittiti, ponendo il fruitore in una sorta di timore reverenziale nei confronti del libro. Auspico -ha concluso- che le nostre biblioteche diventino una sorta di nuove agorà greche, in cui si metta in moto il più grande coinvolgimento pubblico, oggi più che mai necessario”.

Dal canto suo Lina Bellanca afferma: “Mi occupo di Maredolce dal 2010 e dagli anni ’90, in seguito ad un piano di esproprio è stato possibile rientrare in possesso di alcuni lotti di terreno originariamente parte del Parco Maredolce, anche se non credo che in futuro il Demanio Regionale possa sperare di continuare l’operazione di esproprio, in quanto mancano i fondi necessari, senza considerare poi le enormi difficoltà finora incontrate nel confiscare gli attuali territori, come l’emblematico caso della casa del boss Totuccio Contorno che, pur essendo stata dichiarata abusiva fin dal 1962 e non sanabile, ha visto inspiegabilmente vincitori gli autori del ricorso all’esproprio, tra l’altro si tratta di proprietari non riconducibili alla famiglia Contorno. Inoltre, sempre all’interno del Parco Maredolce, si trovano le baracche di alcuni giostrai che con la loro presenza, contribuiscono ad ostacolare il restauro della zona”. Di fronte alla domanda circa la sua visione futura del sito monumentale, ha infine aggiunto: “Le prospettive non sono negative ma anzi, l’occasione del “Premio Scarpa” della fondazione Benetton, ha spinto le Istituzioni a farsi parte attiva nel progetto di recupero, con un tangibile segno, da parte loro, dell’impegno circa lo sgombero della corte interna del Castello”.

Domenico Ortolano, presidente dell’associazione Culturale “Castello di Maredolce” ha poi continuato, auspicando un futuro roseo per il complesso monumentale: “Concordo con quanto affermato dalla dottoressa Calandra quando afferma che il Parco senza il Castello non ha senso. Mi auguro inoltre che in futuro potremo rendere fruibile anche il resto del sito, così da poterlo inserire all’interno dell’Itinerario Arabo Normanno recentemente approvato dall’Unesco. Meritano un plauso Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente, poi il Fai e la fondazione Onlus “Salvare Palermo” per essersi sempre schierati a favore di Maredolce”.

E il futuro di Maredolce? Raffaele Savarese, architetto urbanista, vede in esso un grande potenziale: “Maredolce ha una grandissima importanza culturale e l’area di S.Ciro, con la sua chiesa, è fondamentale: se bene sfruttata, l’intera area potrebbe rivestire anche una grande importanza economica”.

L’architetto Matteo Scognamiglio, già soprintendente BB.CC.AA. di Caltanissetta, vola ancora più in alto: “L’amministrazione ha grandi ambizioni su quell’area ma purtroppo mancano le finanze. Ci sono tantissimi terreni confiscati alla mafia che potremmo riutilizzare per creare un palazzo dei Congressi, una città della Scienza, che potremmo arricchire con gli innumerevoli fossili custoditi all’interno di Monte Grifone”.

E’ bello sognare un futuro roseo per un quartiere martoriato come Brancaccio, attualmente noto alla cronaca solo per fatti sanguinosi come l’assassinio del Beato Giuseppe Puglisi. Ma fin quando non si troveranno i fondi (che a voler essere pessimisti, mancano guarda caso solo quando dovrebbero essere spesi a fin di bene) i sogni resteranno tali.

Teresa Fabiola Calabria

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