PALERMO – Il 18 aprile del 1943 è una data che andrebbe inserita fra quelle studiate a scuola. In quel giorno infatti, – ha raccontato il prof. Alessandro Bellomo nel corso di un convegno avvenuto presso l’Arsenale della Marina regia – “tra le ore 13:00 e le ore 15:00 le forze Usa vennero a bombardare la città di Palermo nel tentativo di liberare il capoluogo siciliano bombardamenti_palermo_usa_germaniadall’occupazione nemica, impresa che costò 33 morti e 99 feriti. Pochissimi per fortuna, in quanto quell’orario era simbolo, per la popolazione, del cosiddetto “allarme bomba”, in cui ovvero si sapeva che gli arei avrebbero colpito, in modo da dare alla popolazione il tempo di evacuare la città e mettersi in salvo”. 

In quel tragico giorno venne ad inabissarsi anche il fiore all’occhiello dell’aviazione americana, un Boeing B17F soprannominato “Fortezza volante” per la sua notevole capacità di resistere agli attacchi nemici, grazie alle varie protezioni che gli assicuravano di poter volare anche dopo vari assalti. Assalti però che non lo proteggevano sul davanti, unico punto vulnerabile dell’aereo. Tuttavia, in base alle riprese fatte dall’equipe di studiosi che ne ha potuto documentare la portata nel corso di varie immersioni subacquee,  effettuate dal gruppo di studiosi “Sicilia Rebreather” esso non sarebbe stato abbattuto dai nemici, in quanto la struttura del bombardiere è pressochè intatta. Si sarebbe trattato infatti,-tesi sostenuta dal prof Alessandro Bellomo- di “un presunto malore da parte del pilota che, avendo respirato l’ossigeno presente nelle maschere in dotazione al momento del volo, deve aver avuto un mancamento che l’ha portato ad inabissarsi”. 

Sebastiano_TusaSebastiano Tusa, della Soprintendenza del Mare, ha aggiunto: “Il mare ha bisogno di maggiore sensibilità da parte della cittadinanza. Sul relitto del bombardiere sono state ritrovate delle reti da pesca, segno questo che fa riflettere sul pericolo di deterioramento di quest’ultimo e su quanto siano in pericolo i fondali stessi, deturpati dalla pesca a strascino. Questo ritrovamento -conclude- non sarebbe stato possibile senza un accurato lavoro di equipe”.

Presente anche il console Usa, Colombia A. Barrose, che ha dichiarato: “I caduti americani, quel giorno, sono venuti a morire in terra straniera, tentando, col loro estremo sacrificio, di liberare una terra flagellata, senza nemmeno aver ricevuto degna sepoltura. Auspico che questo relitto, chiamato “Devils from Hell” diavoli dall’inferno -ha concluso- diventi il simbolo dell’attiva difesa della democrazia, che è qualcosa da costruirsi giorno per giorno, e non solo un relitto in fondo al mare ignorato dai più”.

A dicembre uscirà un libro su questo importante ritrovamento, che racconterà, nei dettagli, la storia di questo gigante di ferro ritrovato a quattro miglia dal porto di Palermo, ad una profondità di circa 70 metri.

Teresa Fabiola Calabria 

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