PALERMO – “Il canale di Sicilia non è più un luogo sicuro per i pescatori siciliani, l’Isis ha ormai varcato i confini della Libia e l’escalation di terrore è ormai alle porte”. Questo l’appello lanciato dal Movimento 5 Stelle all’Ars che, dopo la mozione presentata nei giorni scorsi, ha visto passare ieri in aula un Ordine del giorno dal medesimo contenuto sottoscritto da tutti i gruppi parlamentari presenti in aula e votato  all’unanimità.

“Impegniamo il governo regionale e quindi a cascata, quello nazionale – afferma il deputato Matteo Mangiacavallo (M5s), primo firmatario dell’atto parlamentare- affinché venga garantita l’incolumità dei pescatori ma anche degli operatori turistici che svolgono la loro attività nel bacino del Mediterraneo. Le truppe del califfato infatti, hanno già occupato alcune città costiere della Libia nella zona settentrionale del Paese”. Dello stesso parere Il presidente del consorzio dei pescatori di Lampedusa e Linosa, Totò Martello, che ha già chiesto lo stato di calamità. “Non bisogna perdere ulteriore tempo – conclude Mangiacavallo – è necessario un intervento urgente da parte delle autorità Italiane. Con questo atto di indirizzo accogliamo la richiesta del presidente del Distretto produttivo della pesca Giovanni Tumbiolo che aveva lanciato un appello alla politica ad intervenire in occasione di un convegno recentemente organizzato dal M5s a Mazara del Vallo”.

Ma, accordi politici a parte, sarebbe consolante sapere di poter contare anche, anzi soprattutto, sull’azione tempestiva della nostra Marina Militare, i cui interventi, – come il servizio di “Vigilanza pesca” nel Canale di Sicilia negli anni ’80, affidato alle corvette della base di Augusta e alle squadriglie di dragamine di Trapani e Messina quando le motovedette della Libia spesso sequestravano i nostri pescherecci, ritenuti erroneamente in acque territoriali libiche – hanno spesso scongiurato il peggio.

A tal proposito, sul sito della Marina Militare si legge che: “L’attività di Vigilanza Pesca si inquadra nell’ambito delle funzioni di polizia marittima spettanti alle navi da guerra in acque internazionali e trova specifico fondamento giuridico nell’art. 2, lett. c. della L. 31.12 1989, n. 979 sulla difesa del mare che riserva alla Marina Militare la vigilanza sulle attività economiche sottoposte alla giurisdizione nazionale nelle aree situate al di là delle acque territoriali italiane. Con la legge n. 2005-50 del 27 giugno 2005 la Tunisia ha istituito la propria Zona Economica Esclusiva (ZEE) nella quale esercita «diritti sovrani ai fini dello sfruttamento, esplorazione, conservazione, gestione e protezione delle risorse naturali biologiche o non biologiche delle acque sovrastanti, del fondo e del sottofondo del mare». La legge citata prevede che tale zona di mare – in cui è comunque garantito agli Stati terzi la libertà di transito e l’esercizio degli altri diritti previsti dalla Convenzione del Diritto del Mare – sarà oggetto di successivi decreti di applicazione”. Decreti che nasceranno da futuri accordi tra il nostro Paese e la Tunisia ma che, al momento, sono rinviati a data da definirsi. Isis permettendo.

Teresa Fabiola Calabria

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