PALERMO – Una miriade di carte e chiavette usb sono state sequestrate dagli uomini della Guardia di Finanza che ieri, nel corso dell’operazione antimafia denominata “Cicero” hanno fatto irruzione nello studio dell’avvocato civilista Marcello Marcatajo. In carcere oltre all’avvocato, accusato di riciclaggio aggravato dal favoreggiamento alla mafia, altre otto persone. ”Tutti questi signori hanno attinto e attingono da questa ‘minna’ (seno ndr) che è la mia, sia come denaro, sia come garanzie, sia come attendibilità”, aveva detto una volta l’avvocato ignorando di essere intercettato.

Il blitz, coordinato dal colonnello Calogero Scibetta, ha evidenziato la presenza di vari scatoloni, il cui contenuto è stato ritenuto “molto interessante”. Secondo quanto emerge finora dall’indagine svolta dai pm Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Roberto Tartaglia, coordinati dal procuratore Franco Lo Voi e dall’aggiunto Vittorio Teresi, Marcatajo infatti avrebbe intrattenuto per anni rapporti con la famiglia mafiosa dei Graziano, del quartiere Acquasanta, curandone gli interessi economici. 

Ma non solo. Marcatajo sarebbe persino implicato nell’acquisto del tritolo di cui vorrebbero servirsi i boss per colpire il pm simbolo dell’indagine sulla trattativa Stato mafia: Nino Di Matteo. I soldi per l’acquisto del tritolo deriverebbero da parte del ricavato ottenuto dalla vendita di 30 box auto a 500 mila euro – vendita curata sempre da Marcatajo – stando ad una indiscrezione trapelata nei mesi scorsi da uno dei tanti interrogatori a cui è stato sottoposto il pentito Vito Galatolo, esponente del clan mafioso dell’Acquasanta.

Teresa Fabiola Calabria

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