PALERMO – Si terrà domani alle ore 11 l’audizione in V commissione all’Ars per discutere del futuro occupazionale dei dipendenti che provengono dalla società Sviluppo Italia Sicilia. La commissione Cultura, Formazione, Lavoro, presieduta da Marcello Greco, ha convocato le rappresentanze sindacali Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Ugl e Uilca Uil della società partecipata della Regione in liquidazione, il presidente della Regione Crocetta, il vice presidente Lo Bello, l’assessore all’economia Baccei, il ragioniere generale Sammartano, i vertici societari delle due partecipate Sas e Irfis. I lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia hanno organizzato per domani un presidio sotto Palazzo dei Normanni in attesa di conoscere gli esisti dell’incontro. I 75 dipendenti di Sviluppo Italia Sicilia, licenziati il 10 ottobre scorso, sono stati inseriti nell’ ”albo unico” delle società partecipate poste in liquidazione. Ma l’Ars con la cosiddetta mini finanziaria, la legge regionale n. 20 del 29 settembre scorso, ha previsto all’art. 11 il loro salvataggio attraverso il transito nella Sas o in Irfis. E a tal fine ha stanziato 2 milioni e 700mila euro e ha affidato alla Sas la gestione della legge regionale n. 8/2016 per la promozione di start-up, restart, incubatori e acceleratori dello sviluppo locale, la cui dotazione finanziaria è di 10 milioni di euro. Al momento i lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia vivono in uno stato di grandissimo disagio e non percepiscono stipendi per le attività svolte da oltre un anno e mezzo. “Il fattore tempo – dicono i sindacati – è essenziale – Abbiamo chiesto un’audizione in V commissione Lavoro per sapere come e quando verrà data attuazione alla legge. I lavoratori e le loro famiglie sono allo stremo delle forze e temiamo qualche gesto estremo da parte di chi non ce la fa davvero più. Chiediamo al governo regionale l’apertura di un tavolo per individuare le soluzioni più opportune per tutelare i livelli occupazionali e le professionalità di tutti i 75 lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia che possono costituire una risorsa per questa Regione e non un peso. Chiediamo – continuano – si azzero il bacino per salvare i lavoratori, che non hanno alcuna colpa nel grave dissesto in cui gli amministratori nominati dalla Regione hanno condotto la società”. “La lista degli amministratori nominati dalla Regione, che ha acquistato la società nel 2008 pagandola 10 milioni di euro è lunga – aggiungono – ricordiamo l’ambasciatore Umberto Vattani, l’economista Cleo Li Calzi, il revisore dei conti Carmelina Volpe, l’avvocato Andrea Vincenti. Tutta gente che in 8 anni è riuscita ad azzerare il capitale sociale, contrarre debiti per oltre 4 milioni di euro e far chiudere una società che era il fiore all’occhiello di questa Regione. Oggi chiediamo che non siano i lavoratori, gli unici incolpevoli, a pagare per l’incapacità di altri”. Il licenziamento dei 75 lavoratori aveva messo fine a tutti i tentativi di salvataggio di una società con ancora commesse in portafoglio, oggi finita su un binario morto.

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