PALERMO – Per la serie “Non è tutto oro ciò che luccica”. Non c’è pace per i dipendenti del call center Almaviva Contact che, a discapito delle recenti voci che davano l’acquisizione della commessa Wind come cosa fatta, si ritrovano ancora nell’incertezza. 

Stando alle parole di Giovanni Gorgone – che oltre ad essere dipendente di Almaviva è anche sindacalista appartenente a RSU FIStel CISL – infatti, si sta ancora aspettando l’accordo definitivo che sancisca l’avvenuta assegnazione della commessa da parte di Wind: “Il problema nasce dalle gare a massimo ribasso, ovvero: le aziende che vogliono entrare in gara devono scegliere tra il tagliare il costo del lavoro al Giovanni_Gorgoneproprio interno, penalizzando i salari dei dipendenti, o scegliere la delocalizzazione. Noi chiediamo alle istituzioni di intervenire sulle gare a massimo ribasso, in modo da non costringere più le aziende virtuose a portare il lavoro all’estero, dove i costi sono nettamente più bassi rispetto all’Italia. Almaviva, per statuto, non delocalizza e nella sola Palermo, conta al suo interno 5000 dipendenti. Noi come sindacato non permetteremo che vengano danneggiati i lavoratori e i loro stipendi, alcuni dei quali part time e quindi, già poco remunerati. Ci sarebbe anche la possibilità di unificare le due sedi di Almaviva a Palermo, in via Cordova e in via Marcellini, cosa che permetterebbe un ulteriore risparmio ma anche questa situazione è in via di evoluzione. C’è poi un aspetto legato alla delocalizzazione -continua Gorgone- da non sottovalutare: oltre al lavoro, vengono esportati infatti anche i dati sensibili dei clienti, come carte di credito o d’identità, che si ritrovano ad essere gestiti in Paesi con normative diverse rispetto all’Italia.”

Se poi a tutto questo aggiungiamo il fatto che, pur esistendo le leggi a tutela del consumatore, esse non vengono applicate, la faccenda si complica ulteriormente: “Esiste una legge, la 24bis in vigore dal 2012 e che consente all’utente chiamante di scegliere di parlare con un operatore Italiano o estero, ma questa normativa di legge, la cui trasgressione comporta una multa di 10.000 euro, non viene tutt’oggi applicata.” Il motivo è semplice: “il controllo potrebbe portare le aziende che ancora non l’hanno fatto a mettersi in regola. E’ necessario aiutare le aziende virtuose che scelgono di non delocalizzare perchè così facendo, aiutiamo i dipendenti a mantenere il proprio posto di lavoro.”

A breve poi, l’incontro a Roma, nella sede di Confindustria: “Il 23 e 24 marzo siamo stati convocati dall’azienda in merito alla commessa Wind che, a differenza di quanti la consideravano come una cosa già acquisita, è frutto di un accordo sindacale che ancora dev’essere siglato. Noi non accetteremo nessuna deroga a contratto nazionale di settore, non vogliamo che si tocchi il salario dei lavoratori, alcuni dei quali già part time a 4 ore”.

Categorica infine, la conclusione: “Almaviva va avanti con le commesse: quindi se oggi il problema è legato a Wind, domani potrebbe essere legato ad altre aziende, quindi se non regolamentiamo il settore, finirà che saranno sempre i dipendenti a pagarne le conseguenze. Se le istituzioni faranno delle leggi a favore di quelle aziende virtuose che non delocalizzano, che lasciano i dati sensibili in Italia, tutelando i lavoratori, avremo finalmente raggiunto il nostro obiettivo, altrimenti facciamo solo chiacchiere”. E come è noto, verba volant scripta manent.

Teresa Fabiola Calabria

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