PALERMO – Continua ad allargarsi a macchia d’olio l’inchiesta sul caso dell’avvocato civilista Marcello Marcatajo, arrestato due giorni fa in seguito ad un blitz operato dagli uomini della Guardia di Finanza.

Stando infatti alle ultime indiscrezioni, pare che alcuni notai a cui era stato affidato il compito di rogitare le vendite immobiliari curate dall’avvocato, non si siano accorti di alcune irregolarità “impossibili da non notare”, – secondo gli investigatori che stanno seguendo l’inchiesta – riguardanti gli assegni, rigorosamente circolari e non trasferibili, intestati a persone o società del tutto estranee sia al venditore che all’acquirente. Uno dei notai coinvolti nel frattempo deceduto, era persino passibile di incriminazione.

E dire che i mezzi per denunciare irregolarità di questo tipo non mancano. Uno su tutti l’Uif, unità di informazioni finanziarie il cui scopo è appunto quello di raccogliere le segnalazioni. Che nell’ultimo triennio però sono state praticamente nulle, tanto da spingere il colonnello Calogero Scibetta, comandante del Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza che ha coordinato il blitz, a sollecitare per l’appunto i notai, durante un loro convegno tenutosi lo scorso anno, ad una maggiore trasparenza. Ieri poi, il procuratore di Palermo Franco Lo Voi, ha ribadito l’urgenza di impiegare un maggior numero di risorse utili a scoprire quelle figure professionali asservite alla malavita organizzata. Per dare un taglio, in definitiva, alla filosofia delle tre scimmiette.

Teresa Fabiola Calabria

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