PALERMO – Continuano le polemiche dopo il caso dei magistrati di Palermo indagati e la cattiva gestione dei beni confiscati alla mafia. Oltre a Silvana Saguto, ormai ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, sono finiti nell’occhio del ciclone anche Tommaso Virga, ex membro togato del Csm e ora presidente di sezione, Lorenzo Chiaromonte, collega d’ufficio della Saguto, e il pm Dario Scaletta.

Al centro dell’inchiesta aperta della Procura di Caltanissetta ci sarebbero incarichi milionari, affidati ad amministratori giudiziari in cambio di favori, assunzioni e consulenze, accuse che hanno portato la Procura ad accusare gli indagati di corruzione, induzione, abuso d’ufficio e violazione di segreto.

Ignazio Messina, segretario nazionale dell’Idv, ha così commentato l’inchiesta della Procura di Caltanissetta sulla gestione dei beni confiscati: “Da anni invochiamo la necessità di garantire la massima trasparenza sulla gestione dei beni confiscati alle mafie. Bisogna dire basta a clientelismi e conflitti d’interesse di ogni tipo. Chiederemo al ministro della Giustizia Orlando di intervenire con i suoi poteri ispettivi affinché si diradi ogni ombra sull’intero sistema e si possa seriamente invertire la rotta spazzando via ‘cricche’ e clientelismi di ogni sorta”.

“Solleciteremo in Parlamento l’approvazione, nell’ambito della riforma dell’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati, dei punti fondanti della nostra proposta di legge popolare tra i quali ci sono il rafforzamento dell’Agenzia; la consegna ad enti locali e associazioni, che ne facciano richiesta in tempi rapidi, dei beni congeniali alle loro attività; la vendita dei beni mobili e di quelli immobili non richiesti; un regime agile e certo di gestione delle più di 1700 aziende confiscate, a dimostrazione che lo Stato e la legalità funzionano più della criminalità organizzata. Generare sviluppo e lavoro attraverso i beni confiscati consente allo Stato di raggiungere i propri obiettivi, dimostrando che il crimine non paga. Se al contrario lo Stato si dimostra inefficiente, se non addirittura complice di opacità e di conflitti d’interesse – ha concluso Messina – allora la battaglia non potrà mai essere vinta”.

Teresa Fabiola Calabria

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