CALTANISSETTA − Visto il recente cedimento del viadotto sulla Palermo-Catania, ci ritroviamo ancora una volta ad assistere indifesi e impotenti di fronte allo stato di abbandono e decadenza di pezzi interi di territorio, società e risorse che ci circondano.
Il crollo del pilone del viadotto Himera sull’autostrada A19 non è che l’ultimo degli emblemi di un fallimento globale che avvolge la nostra Regione: è il simbolo di quanto la politica regionale e nazionale abbia sperperato e disperso nel corso degli anni alle spalle del cittadino, lasciando le comunità locali e i Sindaci da soli ad affrontare continue emergenze. È difficile, a tratti imbarazzante, anche dover spiegare ai nostri interlocutori esterni, partner, turisti, che disagi come questo non sono inconsueti e che, come d’abitudine, non si risolverà a breve: dovendo così trasmettere il senso di imprevedibilità, la mancanza di progettualità e la mancanza di capacità di intervento tipica sui problemi della Sicilia.
Il quadro è dipinto perfettamente dalle parole di Erasmo De Angelis, coordinatore della struttura tecnica di missione per il dissesto idrogeologico: “Quella frana non è un indizio, è la prova non solo della mancanza di monitoraggi, cure e manutenzioni ordinarie del nostro territorio più fragile nelle Regioni più a rischio, ma anche di sciatteria, disorganizzazione, disattenzioni, abusi”. Aggiungiamo noi, anche un modo per sperperare denaro pubblico in continui interventi emergenziali che potrebbero facilmente essere evitati con una politica della prevenzione e della programmazione.
La Sicilia rischia il collasso. I comuni dell’entroterra soprattutto rischiano il collasso. Le dichiarazioni del ministro Delrio che ufficializzano la chiusura di entrambe le carreggiate dell’autostrada rendono la situazione gravemente drammatica. Va detto a chiare lettere, senza indugi e allontanando ogni forma di finto perbenismo: il tratto Catania-Palermo si percorre in 4 ore e mezzo. La chiusura del tratto della A19 ha messo in luce lo stato tragico della viabilità interna che versa in uno stato di abbandono totale ormai da anni: si è costretti a percorrere strade non illuminate, senza guardrail, con smottamenti, fanghiglia sul manto stradale, restringimenti di carreggiate: un viaggio da incubo. La strada più sicura per raggiungere Palermo dal nostro entroterra prevede ora il raggiungimento di Catania per passare da Messina, che significa percorrere oltre 400km.
La Sicilia così è tagliata in due, condizione che colpisce irrimediabilmente un sistema economico già fortemente compromesso. Con una aggravante: il passo da emergenza a catastrofe in Sicilia è sempre molto breve.
Noi sindaci non ci stiamo, non possiamo e non vogliamo rimanere inermi di fronte all’ennesima calamità che avrà effetti nefasti sulle nostre comunità locali.
Siamo disposti a qualunque forma di protesta, a partire dalla richiesta di danni all’Anas, benché ci si renda conto che l’effetto è talmente smisurato da essere incalcolabile. Chiediamo alle autorità competenti di stringere sui tempi, di avere certezza degli interventi e che si proceda senza indugio. Chiediamo con fermezza un intervento immediato del governo che tramite il sistema di protezione civile assuma immediatamente il compito di risolvere il problema come se si trattasse di un terremoto perché, in termine di cause e di effetti, stiamo parlando di una calamità, e come stato di calamità deve essere trattato.
Pretendiamo che interi pezzi di società non vengano abbandonati a sé stessi, aggravando irrimediabilmente una condizione di indigenza e carenze già ben oltre i limiti del sopportabile.

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