Riceviamo e pubblichiamo.

CATANIA – Il crollo del pilone sull’autostrada 19 CT-PA, il crollo del viadotto Scorciavacche, la manutenzione o meglio la non manutenzione della Autostrada 18 CT-ME e, in ultimo, per non farci mancare niente, arriva anche la classica ciliegina sulla torta: i tagli del Governo centrale sulle infrastrutture cantierabili, fra tutte la ben nota Ragusana, tutto questo, ci consegna un quadro a dir poco drammatico , sulla condizione in cui versano le infrastrutture in Sicilia, se fino a qualche anno fa si parlava di gap infrastrutturale tra nord e sud, oggi soprattutto in Sicilia, si viene determinare una situazione che si è ancora di più aggravata, poiché al gap delle infrastrutture si aggiunge il degrado e l’inadeguatezza di un sistema della viabilità stradale e aggiungiamo ferroviario, che possiamo definire da anno zero.

In un contesto ovviamente già difficile, se si considera l’operato del governo Crocetta, che preso dalle vicissitudini interne, dimentica i problemi veri dell’isola, non si rileva nessuna presa di posizione della politica siciliana ma neanche, occorre dirlo, da parte della nostra deputazione nazionale, nessun cenno di reazione quindi, più che altro si assiste ad un silenzio assordante e per di più non si esprime nessun dissenso, nessuna reazione, rispetto ad una emergenza di questa portata.

Tra le tante preoccupazioni che questo stato di cose sta determinando, i rischi di fare saltare l’imminente stagione turistica a fronte anche delle perdite degli anni precedenti, infatti l’Italia e in particolare la Sicilia con la crisi in atto, non hanno saputo vendere peggio il proprio marchio. Una verità che ha dell’incredibile, soprattutto nel momento in cui tale affermazione va attribuita al comparto del turismo.

E’ Proprio così, infatti da un’analisi di Confturismo, branca settoriale della Confcommercio, emergono dati sul turismo internazionale e l’Italia che andrebbero ulteriormente approfonditi, poiché i dati sono davvero sorprendenti.

A partire dalla verità che, rispetto al 2008, nel Bel Paese sono arrivati più turisti eppure hanno speso meno. Com’è possibile? I numeri sono impietosi. Negli ultimi sei anni, gli arrivi di cittadini stranieri per visitare il nostro paese, sono aumentati di 8 milioni passando da quasi 42 milioni del 2008 a poco più di 50 milioni del 2014, numeri che hanno fatto registrare, 184 milioni di pernottamenti, per una spesa di 34 miliardi di euro.

Sembrerebbe una crescita: invece non lo è. A maggior ragione quando gli analisti si sono preoccupati di confrontare il nostro dato con quelli di Francia e Spagna, evidentemente due “concorrenti” in questo particolare mercato, che hanno comunque da offrire assai meno del nostro paese,ebbene, chi ha avuto modo di incrociare i dati è probabile che sia rimasto basito: in Spagna, dove il numero di arrivi internazionali nel 2014 (50,8 milioni) è simile a quello dell’Italia, le entrate valutarie sono state maggiori (49 miliardi), così come in Francia che ha visto 42 miliardi di entrate con un numero di arrivi (46 milioni) addirittura inferiore a quello dell’Italia. Il risultato è che in Italia la spesa per arrivo è di 681 euro, in Francia di 914 euro ed in Spagna di 959 euro.

Sempre secondo Confturismo, da noi gli stranieri spendono meno perché minore è la spesa media per pernottamento (un turista straniero spende 312 euro in Francia, 186 in Italia), ma anche perché più breve è la durata del soggiorno, la permanenza media è di 5,1 giorni in Spagna e di 3,7 giorni in Italia.

Tutto ciò fa sì che al turismo italiano manchino all’appello circa 14 miliardi di entrate valutarie (quasi 1 punto di Pil), che si avrebbero se il nostro paese avesse il livello di permanenza media della Spagna, a questo punto si arriva alla conclusione che “la mancata valorizzazione di elementi attrattivi, una scarsa integrazione dei servizi sul territorio, un deficit infrastrutturale fanno sì che il nostro Paese e in particolare la nostra regione che possiede un patrimonio artistico e paesaggistico tra i più ricchi del paese, non siano in grado di proporre ai turisti stranieri un bouquet di offerta più ampio e, dunque, maggiori occasioni di spesa, viceversa se si riuscisse a porre rimedio a tutto ciò si avrebbe un sostanziale aumento del Pil siciliano.

Claudio Longo, Segretario confederale CGIL Catania, responsabile dipartimento turismo.

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