PALERMO – Uno dei piaceri fondamentali della vita è costituito dal buon cibo, che dev’essere ovviamente di prima qualità. Ebbene non sempre ciò è possibile, malgrado gli scrupolosi controlli  effettuati. Ricorderete sicuramente infatti la vicenda dei falsi prodotti “Made in Italy” che di “Italy” non avevano altro che il nome. 

Proprio a questa categoria di cibi contraffatti si rivolge la denuncia partita recentemente dai parlamentari appartenenti al Movimento Cinque Stelle che, rifacendosi ad un episodio avvenuto a Favignana nel 2012, in cui un ristoratore aveva venduto del tonno di Malta spacciandolo per pesce locale, hanno portato la tematica all’attenzione generale con una doppia interrogazione parlamentare, sia all’Ars che alla Camera, -firmatari i deputati Ciaccio e Di Vita- in cui si afferma che sostanzialmente, la lotta contro le truffe alimentari è impossibile da combattere degnamente in quanto mancano gli addetti ai controlli. O meglio, non sarebbero abbastanza.

Lo afferma in particolare la deputata Giulia di Vita che, dopo essersi consultata con l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione delle frodi di Palermo, ha dichiarato: “Nonostante lo stesso istituto, abbia sottolineato la necessità dell’intensificazione delle attività di controllo e di contrasto al fenomeno, le azioni anticontraffazione sono fortemente limitate dalla carenza di personale. Combattiamo con le armi spuntate”.

“Un report dell’associazione Fare Ambiente del 2015 – afferma la deputata – attesta che la Sicilia è la terza regione italiana in cui si registra il maggior numero di casi di consumatori incappati in frodi alimentari. Non meno preoccupanti sono i dati del rapporto ecomafia 2014 di Legambiente, che racconta di quasi 30 mila infrazioni accertate nel 2013, per l’impressionate media di 80 casi al giorno”.

Sempre a Favignana nel 2014 si è registrato un altro episodio di contraffazione alimentare, episodio denunciato a suo tempo dal giornalista Tommaso Botto del periodico on-line Dovatu.it.: “Al di fuori del negozio ‘Capricci di Tonno’ – racconta la Di Vita – veniva pubblicizzato, con tanto di cartello esposto nella centralissima piazza Matrice, un messaggio pubblicitario che lo stesso ispettorato ha successivamente ritenuto perseguibile in sede amministrativa per le dichiarazioni mendaci sull’origine del tipo di tonno. In buona sostanza – spiega la parlamentare – veniva spacciato come tonno delle Egadi e come tonno rosso di mattanza, del tonno che aveva invece altra origine”.

In seguito alla denuncia erano partite delle multe che, manco a dirlo, non erano state riscosse. “Per quelle sanzioni – racconta la deputata – non è stata effettuata attività di recupero della somme dovute, col corollario di un eventuale pericolo di prescrizione della sanzione per decorrenza dei termini”. 

Insomma meglio tenere gli occhi aperti oppure i consumatori poco avveduti rischiano di “fare la fine del tonno”.

Teresa Fabiola Calabria

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