di Teresa Fabiola Calabria

PALERMO – Si è finalmente conclusa, dopo 18 anni, l’annosa disputa giudiziaria che vedeva coinvolto il Comune di Palermo e la famiglia Marrone, proprietaria del terreno -di oltre 70 mila metri quadrati- su cui il Comune, dopo averlo acquistato per la somma di 150.000 lire per metro quadro, ha fatto costruire il Palasport e altre strutture sportive in occasione delle Universiadi del 1997. Tutto è nato dalla cifra giudicata estremamente insufficiente dagli ex proprietari dell’aerea edificabile, che hanno instancabilmente cercato di ottenere giustizia a suon di ricorsi, in una serie di lungaggini giudiziarie che si sono trascinate per la bellezza di 18 anni.
Nel 2013 poi, l’Avvocatura Comunale diede comunicazione alla Giunta che, se si fossero tentati ulteriori espedienti legali, il Comune di Palermo avrebbe sicuramente perso: si è quindi giunti di fronte ad un bivio cruciale: rassegnarsi a pagare una cifra da capogiro, pur di salvare gli impianti sportivi, oppure provvedere alla loro costosa demolizione restituendo il terreno, perdendo così “capra e cavoli” ? Decisamente meglio chiudere la faccenda nel più breve tempo possibile, provvedendo a versare sull’unghia 14 milioni di euro agli ex proprietari, che da adesso potranno ritenersi pienamente soddisfatti, anche perché ulteriori ritardi significherebbero un surplus pecuniario di 28 mila euro al mese, soldi che il Comune dovrebbe versare ulteriormente per occupazione indebita, ma che le casse del Comune, già disastrate, non potrebbero certamente sopportare.
Resta solo da capire se la demolizione del Palasport sarà comunque evitata, non in ragione della burrasca ormai alle spalle, quanto per il fattore “tempo”: infatti, la struttura cade letteralmente a pezzi, tanto che da diversi anni è stata chiusa e resa inaccessibile ai palermitani. C’è da chiedersi, a questo punto, se ne sia valsa la pena.

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