PALERMO – L’articolo 21 della Costituzione Italiana -nei primi due commi- recita testualmente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Evidentemente non tutti sono a conoscenza di questo caposaldo della democrazia. Alcuni di questi vivono a Termini Imerese e occupano un posto al Comune.

Queste almeno, le supposizioni avanzate dai membri della redazione di Esperonews, giornale online che si occupa del territorio compreso tra Termini Imerese, Cefalù e le Madonie e che recentemente si è visto censurare un articolo critico nei confronti dell’amministrazione comunale. Se infatti in quelle ore si fosse tentato di accedere al sito, ci si sarebbe trovati di fronte alla gelida schermata del pc che riportava la scritta “Accesso negato. La pagina che hai cercato di accedere contiene, o è marcata come contenente, materiale che è stato ritenuto non appropriato”. In una nota diramata dalla redazione di Esperonews, il cui sito adesso fortunatamente è tornato fruibile, si legge tutta l’amarezza della disavventura patita: “Sembra di essere nella Cina dell’autoritario regime comunista o nella Corea del Nord del crudele dittatore Kim Jong Un. Invece siamo a Termini Imerese, anzi nel Comune di Termini Imerese.[…] Allora che si fa al Comune di Termini se non si condivide ciò che pubblica una rivista? Quello che fanno tutti i totalitarismi: oscurare  il sito sgradito al regime politico vigente, restrizioni che servono soprattutto ad impedire il diritto di informazione libera e non manipolata. Un gesto gravissimo che lede i diritti fondamentali sanciti dalla costituzione, come quello della libertà di pensiero e di critica e le basi della repubblica democratica. Senza necessità di spiegare cose ovvie sul perché la censura è sempre un atteggiamento da dittatura ed è un crimine contro l’umanità, va ricordato che è praticata da paesi come Iran, Yemen, Cina, Corea del Nord e altri Stati del mondo retti da governi autoritari. E se i luoghi dove viviamo hanno invece come valori fondanti la democrazia e la libertà ci sarà un motivo. Siamo convinti che sarebbe troppo pretendere che chi  ha deciso di oscurare il sito di un giornale di informazione possa capire l’ovvietà di quelle ragioni, ma sicuramente non dovrebbe occupare un posto pubblico, a prescindere dal ruolo che svolge. Non si capisce infatti se in questo caso ha vinto l’arroganza dello stupido al potere o l’imbecillità dello zelante funzionario”.

Questo è il bello di appartenere ad una democrazia: hai dei diritti, li vedi violati e t’indigni. Nella dittatura invece non ti consentono nemmeno l’indignazione. Cantava Enzo Jannacci: “E sempre allegri bisogna stare  che il nostro piangere fa male al re /fa male al ricco e al cardinale/diventan tristi se noi piangiam”.

Teresa Fabiola Calabria

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