PALERMO – Come nella maggior parte dei casi, prima di ottenere ciò che spettava di diritto, deve purtroppo scapparci il morto. Dopo l’incidente in cui ha perso la vita Tania Valguarnera, infatti, è stata promessa l’installazione di un semaforo “a chiamata”. A darne l’annuncio, durante i funerali della giovane, lo zio: “Ho parlato col vice sindaco, ci ha promesso che metterà un semaforo pedonale nel punto in cui è successa la disgrazia”.

Nella giornata di ieri si è proceduto al processo per direttissima del presunto colpevole del mortale incidente, il panettiere Pietro Sclafani, il quale in aula ha dichiarato: “Non faccio che pensare a questa ragazza e alla sua famiglia” – come riferito dal suo avvocato, Ninni Reina – “Ma io non ho mai fatto uso di droghe nella mia vita”. Resta tuttavia da sbrogliare il nodo gordiano legato alle analisi cliniche effettuate, che avrebbero evidenziato tracce di stupefacenti nel sangue, tracce non presenti nel campione di urine. Di norma infatti, l’esito dovrebbe essere positivo o negativo in entrambi i casi.

Ma, in concreto, cosa rischia Sclafani? La pena attualmente prevista per chi si rende responsabile del reato di omicidio colposo è regolamentata dall’articolo 589 del codice penale che recita: “Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.” Se poi si infrangono le norme del codice della strada, come in questo caso, “la pena è la reclusione da due a sette anni”. Si rischiano poi da tre a dieci anni di carcere se il soggetto, oltre ad infrangere le norme del codice della strada risulta essere “sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope”. L’omissione di soccorso invece, regolato dall’articolo 593 del codice penale, -che ha subito delle modifiche con l’introduzione della legge 72/2003- prevede che il soggetto sia “punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 2.500 euro”. Inoltre è prevista la revoca della patente da uno a tre anni, misura a cui l’uomo è già stato sottoposto nel 2014, per una serie di multe per eccesso velocità, patente poi comunque riconsegnata.

Per cercare di porre un freno agli eccessi al volante, il Comune di Palermo ha recentemente deciso l’ulteriore installazione di autovelox nel tratto di viale Regione Siciliana che comprende il quartiere Bonagia, misura non accolta da tutti favorevolmente, in quanto vista come non sufficiente.

“Il 50% dei proventi delle multe dovrebbe essere investito per la sicurezza stradale, ma a Palermo l’asfalto è ovunque un colabrodo nonostante i 140 milioni di euro dati ogni anno a Rap a spese dei contribuenti e la sicurezza di pedoni e automobilisti è in pericolo. Pensare di risolvere ogni problema con gli autovelox è da incompetenti, servono più controlli anche per chi guida parlando al cellulare, multe salate che oggi sono troppo poche e una regolamentazione degli impianti pubblicitari che spesso distraggono alla guida perché posizionati nei luoghi più assurdi. L’amministrazione Orlando intervenga, da tre anni non ha fatto nulla per migliorare le strade e la sicurezza. L’impressione è che il sindaco faccia seguire alla città il passo del gambero, andando sempre più indietro”. Lo dice il consigliere comunale del Pd Sandro Leonardi.

Teresa Fabiola Calabria

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