PALERMO – Spuntano nuovi particolari inquietanti nella vicenda denominata “Golden Circus” che vede coinvolti numerosi circhi italiani e non solo. Come vi abbiamo raccontato ieri in questo articolo, alcune imprese circensi avrebbero favorito l’ingresso illegale di numerosi clandestini, spacciati per acrobati e facchini, ricavandone anche tremila euro per ogni immigrato.

Dall’inchiesta della procura di Palermo guidata da Francesco Lo Voi e della questura di Palermo retta da Guido Longo, cominciano in queste ore a trapelare anche dettagli sul “modus operandi”: tutto partirebbe infatti da un funzionario della Regione Siciliana, V.G, che tramite timbri e certificati falsi avrebbe fatto in modo di sfruttare un cavillo posto all’interno dello statuto siciliano, che permette in buona sostanza, il rilascio di un permesso che faccia entrare nel nostro Paese cittadini stranieri, se essi vengono classificati come lavoratori nel settore dello spettacolo, compresi i circhi. 

L’operazione, denominata “Golden Circus” ha però creato una situazione di imbarazzo nei confronti dell’omonimo festival del Circo, che in un comunicato da loro rilasciato in queste ore, fa sapere: “La direzione del Festival Internazionale di Roma Capitale “Golden Circus”, giunto alla 33ma edizione, è rimasta allibita e sconvolta per aver visto accomunato in una operazione di polizia giudiziaria denominata “Operazione Golden Circus” svolta dalla squadra mobile di Palermo e che vede coinvolti impresari circensi di livello internazionale, alla nostra più che trentennale attività nota a tutti i media nazionali ed internazionali come tra i 3 più importanti Festival Europei”.

Dichiarandosi inoltre “estranei alla vicenda” hanno chiesto:”Pertanto si chiede a chi di competenza e che involontariamente ha creato questa grave ambiguità nel titolo dell’inchiesta, di provvedere che sia fatta immediata chiarezza e che sia dissociato con lo stesso risalto il nome del festival Golden Circus da questa operazione di polizia denominata Golden Circus“.

Starà infine al lavoro degli inquirenti stabilire eventuali responsabilità in questa amara vicenda. Resta solo una considerazione da fare: fino a questo punto si pensava che gli unici esseri viventi ad essere sfruttati nei circhi fossero gli animali. Da oggi evidentemente, bisognerà cambiare idea.

Teresa Fabiola Calabria

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