PALERMO – I palermitani hanno molte qualità, tranne quella di essere pazienti e tolleranti al volante. Eppure questa mattina, nel centro della città, nonostante il traffico fosse rallentato dalla solita manifestazione che manda puntualmente il traffico in tilt, nessuno ha suonato il clacson. Nessuno ha voluto disturbare, col solito repertorio di insulti e raffiche di clacson impazziti, quel coro di giovani provenienti da alcuni licei superiori di Palermo che, accompagnando con i loro cori appassionati e partecipi i rappresentanti del movimento cittadino “Scorta Civica” e delle “Agende Rosse” a sostegno del pm Antonino Di Matteo, hanno sfilato per le vie di Palermo, partendo simbolicamente dalla lapide commemorativa dedicata a Piersanti Mattarella, assassinato dalla mafia, per arrivare poi davanti al palazzo di Giustizia.

Tanti gli slogan scanditi dai ragazzi, come “Di Matteo uno di noi”, “Fuori la mafia dallo Stato” , “Palermo è nostra e non di Cosa Nostra” mentre la Polizia e i Carabinieri proteggevano il corteo che, man mano che avanzava, attirava a sè la curiosità dei passanti, spinti a fare domande, perfino ad accodarsi al corteo in certi casi.

Armando Carta, uno dei componenti più rappresentativi di “Scorta Civica” ha dichiarato: “Oggi siamo nuovamente in piazza per manifestare sostegno e solidarietà ai magistrati del pool antimafia, in particolare al pm Di Matteo, cui oltre un anno e mezzo fa è stata lanciata addosso una vera e propria condanna a morte da Riina, nonostante sia rinchiuso tra le mura del carcere di Opera. A distanza di oltre un anno e mezzo la situazione non è assolutamente migliorata, per quanto riguarda la tutela del pm, in quanto il bomb jammer, promesso dall’attuale ministro dell’Interno Alfano, non è ancora stato assegnato, con la motivazione che le onde emesse dal dispositivo sarebbero dannose per la salute dei cittadini. Ma la cosa sorprendente è che il 18 dicembre scorso, il sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano, che pure fa parte dello stesso partito a cui appartiene Alfano, ha dichiarato in aula, nel corso di una interrogazione parlamentare, che dopo attente analisi è risultato che non ci sono assolutamente prove che il bomb jammer possa nuocere alla salute dei cittadini.”

“Come se non bastasse, grazie alle recenti dichiarazioni del pentito Galatolo il quale ha asserito che si è proceduto all’acquisto di un’ingente quantitativo di tritolo, che non è stato ancora trovato, nonostante il grande impegno delle forze dell’Ordine -continua Carta- tritolo che dovrebbe servire per un attentato ai danni di Di Matteo, ci rendiamo conto di come l’incolumità del pm sia più a rischio che mai. ”

Ma non basta ancora: “A questa situazione, già grave di per se, si è aggiunta la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura di non ammettere Di Matteo alla Procura Nazionale Antimafia, nonostante sia il più titolato per ricoprire quell’importate incarico, essendosi occupato di mafia da oltre vent’anni. E’ facile ricordarsi -conclude Carta- di quello che avvenne ai tempi di Falcone, nel gennaio del 1988, quando a lui venne preferito il dott. Meli, persona perbene ma che non si era mai occupato di mafia prima di allora”.

Tanto è stato fatto finora, e tanto resta ancora da fare. Ma se i palermitani, se gli Italiani tutti, ricorderanno ciò che disse una volta Giovanni Falcone sulla mafia: “La mafia non è affatto invincibile: è un fatto umano e come ogni fatto umano ha un inizio e avrà anche una fine” forse le cose cambieranno. Una volta per tutte.

Teresa Fabiola Calabria

Teresa Fabiola Calabria

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