PALERMO – Nella suggestiva cornice di Palazzo Sant’Elia, in via Maqueda 81 a Palermo, si è inaugurata ieri la mostra di Enzo Venezia, Palermo-Palazzo-SantEliamostra ideata curata e seguita in tutto e per tutto dallo stesso artista.

L’esposizione, visitabile dal martedì al venerdì dalle 9:30 alle 18:30 -lunedì chiuso- resterà fruibile al pubblico da oggi fino al 14 giugno 2015, ad ingresso gratuito.

Il corpus della mostra comprende opere pittoriche, esercizi di grafica, video, scenografie e installazioni, organizzate lungo un frastagliato percorso espositivo. Scrive Venezia: “Sono contento di esporre i miei lavori in seppia, che hanno segnato le origini del mio lavoro, il prima del prima (fino a oggi, se non in forma sporadica, non sono state mai esposte). Queste opere sono state realizzate durante un periodo cupissimo di Palermo, negli anni della mattanza mafiosa, quando sui frontespizi dei quotidiani si contavano i morti ammazzati. In esse non compare il colore, come se fosse stato strappato via, a segnare scoramento e disillusione… ma non resa.”

“Si può intuire facilmente -continua Venezia- quanto Palermo sia stata non solo il mio teatro e la mia cifra tematica, ma il mio privilegiato spazio scenico generatore. Mi piace utilizzarne i segni e le metafore. In questa mostra, la città si racconta attraverso alcune figure che diventano emblema della sua identità. In esse c’è quel respiro che vuole lasciar effondere gli odori della produzione di certi maestri da me riconosciuti, oltre che di scritture a cui mi sento legato da affinità elettive (…) e ancora “in questo percorso, sono pure presenti alcuni video che documentano il mio lavoro scenografico svolto per il teatro. Ho sempre rifiutato di concepire -conclude l’artista- la scenografia come un limitato “servizio” reso allo spettacolo, l’ho invece intesa come una possibilità di sintesi, di dare immagine alla parola e all’idea che questa parola può animare, e questo attraverso la pratica dell’installazione artistica”.

Dal testo in catalogo di Emilia Valenza: “Non basta conoscere Palermo per riuscire a rappresentare la “palermitudine”, Enzo ne conosce l’onestà e la crudeltà, il degrado e la fierezza, la malinconia e il cinismo, la tolleranza e lo snobismo, i paradossi e le ossessioni e il suo linguaggio, sebbene giocoso ma in fondo malinconico, tra rose e babbaluci, tra cassate e agnelli macellati, tra acrobati e musicisti, lascia trapelare il concetto di “assurdo” che interpreti appassionati e poetici come Franco Scaldati o surreali e veggenti come Ciprì e Maresco o carnali e seducenti come Emma Dante hanno saputo trasfondere nelle loro “allegorie palermitane”. Ed è con loro che Venezia ha spesso condiviso la sua poetica.

Dal disegno alla pittura il passo è tutt’altro che breve, sebbene ci sia un’affiliazione diretta della seconda al primo, nel senso che la pittoricità dei disegni a china e acquerellati è la base su cui si forma la pittura, così come la grammatica compositiva della pittura è tutta dentro l’opera più squisitamente grafica. Ma il passo non è breve, a mio avviso, perché il processo che dà avvio alla pittura passa attraverso tutti gli altri linguaggi che Enzo Venezia di volta in volta adopera mettendo sempre in primo piano la sua esperienza del vedere”.

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, tra i primi a visitare la mostra, ha dichiarato: “La prima reazione, vedendo il plenum dell’opera di Enzo Venezia, è quella di trovarsi davanti alla storia e al catalogo di Palermo, che può benissimo essere usato per tutti coloro che vogliono conoscere meglio la nostra città. Fra 100 anni tutti si ricorderanno, attraverso il respiro della sua arte, dei diversi volti della nostra città e della bellezza dei suoi angoli nascosti”.

Il catalogo integrale della mostra è a cura di Glifo edizioni.

Teresa Fabiola Calabria

 

 

Scrivi