PALERMO – Manca poco più di una settimana all’approdo del nuovo spettacolo teatrale di Marco Travaglio, spettacolo in chiave satirica dal titolo “Slurp. Dizionario delle lingue italiane. Lecchini, cortigiani e penne alla bava al servizio dei potenti che ci hanno rovinati” che arriverà a Palermo il prossimo 4 marzo sulle tavole del teatro Golden di via Terrasanta. In occasione quindi del ritorno del giornalista torinese in terra di Sicilia, siamo riusciti ad ottenere un’intervista col direttore del Fatto Quotidiano.

  • Parliamo di “Slurp”: in questo recital satirico ti diverti ad elencare i vari esemplari di “lecchini” in ordine sparso. Immaginiamo adesso di comporre un podio: primo, secondo e terzo posto. Chi ci mettiamo?

Marco_Travaglio_Slurp_600x400– “Diciamo che i più “gettonati” sono quelli più noti, cioè Bruno Vespa ed Emilio Fede, però io ci metterei anche qualche insospettabile, non per chi mi legge ma insomma per chi è abituato a considerare lecchini soltanto i giornalisti di centro-destra. In realtà ci sono anche quelli di centro-sinistra come per esempio Gianni Riotta che, insomma, non si fa mancare niente. Poi c’è una mia passione che è Renato Farina che nello spettacolo raggiunge vette quasi ineguagliabili. Poi ci sono i lecchini che non fanno i giornalisti ma i politici, penso soltanto a Sandro Bondi da una parte e dall’altra parte a tutti questi che vediamo in televisione a fare i “guardaspalla” di Matteo Renzi. C’è Andrea Romano ( Pd, nda ) che sta dilagando in televisione che insomma è il Bondi di Renzi, ecco”.

  • Durante l’ultimo tour in cui hai portato in giro “E’ Stato la mafia” si sono aggiunti dei particolari che avrebbero reso necessario l’aggiornamento dello spettacolo, come la deposizione di Giorgio Napolitano. Vale lo stesso anche per “Slurp”?

    – “Si, “Slurp” è un work in progress perché appunto come dicevo, ogni sera basta accendere la televisione, ogni mattina aprire i giornali per trovare delle cose meravigliose, in eccesso e in difetto, perché uno può anche relegare in una notizia breve di appena dodici righe, come ha fatto il Corriere della sera, la notizia delle indagini su Angelino Alfano, o Repubblica che ci ha scritto sopra un trafiletto di trentatré righe. Sono casi di piaggeria, di servilismo veramente imbarazzanti. Immagina se Alfano fosse stato ancora ministro con Berlusconi, che spazio avrebbe occupato la notizia che è indagato!”.

  • Veniamo alla bravissima Giorgia Salari che ti accompagna lungo tutto il recital. Come nasce la vostra collaborazione?

Giorgia_Salari_600x400– “Beh, nasce dal fatto che io l’ho vista un paio di volte a teatro in spettacoli messi in scena da Gabriele Lavia, uno dei quali era di Ibsen. L’ho trovata molto brava, molto capace e allora mi è venuto in mente di prendere un’attrice drammatica e di trasformarla in comica. In questo poi è stato abilissimo il regista, che è un grandissimo regista teatrale, Valerio Binasco che ne ha fatto praticamente un personaggio da avanspettacolo, incaricata di leggere con grande trasporto e convinzione le varie citazioni dei lecchini, per cui l’effetto comico è merito soprattutto suo, oltre che naturalmente dei lecchini stessi”.

  • Ti rivedremo ancora a fianco di Michele Santoro?

– “Beh dipende un po’ da che cosa deciderà lui di fare: ha deciso, fortunatamente, di chiudere un’esperienza che era diventata secondo me e anche secondo lui, troppo ripetitiva e usurata, come quella del talk con i politici. Attualmente sta lavorando ad altro, tra un po’ credo che avremo sue notizie in quanto si sta occupando della società di produzioni di cui è azionista anche il Fatto Quotidiano, che si chiama “Zero Studio” che appunto prima editava Servizio Pubblico e adesso si occuperà di documentari, format da preparare che avranno come target il giornalismo investigativo. Sta cercando comunque idee nuove, considerando che è stato il primo ad inventare i talk show in Italia e quindi è stato giustamente anche il primo a cercare nuove sperimentazioni visto che tutti lo imitavano”.

  • Infine, una domanda sull’attuale situazione dei giornalisti rispetto al potere politico. Indro_Montanelli_600x400Indro Montanelli consigliava ai giornalisti di “tenere il potere a una distanza di sicurezza”, mentre invece abbiamo Massimo Mucchetti che ha lasciato il Corriere per passare al Pd e Augusto Minzolini, da direttore del tg1, è passato tra le fila di Forza Italia. Ma allora questa massima non è più valida?

– “Ma sai, io non credo tanto che il “tradimento” del giornalismo sia quello di andare a fare politica, fermo restando che io non lo farei mai ma è una questione di gusti. Può capitare che qualcuno dopo un po’ di anni decida che è il momento di cambiare mestiere. Ci sono anche casi di personalità di grandissimo livello, pensiamo soltanto a Furio Colombo, a Claudio Magris, Corrado Stajano che hanno fatto esperienza parlamentare. Io penso che la cosa più preoccupante sia la contiguità con il potere politico che hanno quei giornalisti che continuano a dire di voler fare solo i giornalisti. A me preoccupa molto di più chi è “pappa e ciccia” con i potenti e scrive sui giornali, rispetto a chi invece ci mette la faccia, decide di cambiare mestiere e si candida alle elezioni. E’ una scelta che personalmente io non farei mai, ma che naturalmente è rispettabile. L’importante è la chiarezza: se uno fa il parlamentare fa il parlamentare, se fa il giornalista che faccia il giornalista. A me preoccupano quelli che non si sa bene da che parte stiano”.

Teresa Fabiola Calabria

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi