PALERMO – Vi abbiamo parlato qualche mese addietro del nuovo progetto cinematografico dal titolo “Immagine dal vero” intervistandone il regista, Luciano Accomando (trovate l’intervista qui ) . 

Recentemente il gruppo di ricerca psico-sociale guidato da Angelo Scuzzarella ha fatto tappa all’I.P.S.S.A.R. “Paolo Borsellino” allo scopo di evidenziare (nel film ma anche soprattutto agli occhi degli studenti) come quelle che all’apparenza possono sembrare delle differenze culturali – nel senso più dispregiativo del termine – costituiscano in realtà dei preziosi insegnamenti di cui far tesoro.

Nel corso di una lezione di cucina, prevista dal progetto dell’Associazione Anteprima, finanziato nell’ambito del Piano Azione Coesione “Giovani no profit” dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per testare e migliorare il rapporto tra giovani e immigrati, il cuoco afghano Shapoor Safari si è confrontato con i ragazzi dell’istituto, raccontando loro la propria drammatica esperienza sul campo di uno dei teatri di guerra più sanguinosi degli ultimi tempi, quello in Afghanistan:“A volte, pur di non aggredire, ma non potendo venir meno agli ordini dell’esercito, sparavamo in aria”.

“È come se un giorno – ha spiegato Luciano Accomando ai ragazzi per far comprendere meglio loro le emozioni – qualcuno decidesse che Partinico e Montelepre sono in guerra e la gente che fino a qualche giorno prima era vicina di casa, confinante, conoscente, diventasse improvvisamente nemica”.

Dopo il dibattito, i ragazzi hanno cucinato con Shapoor, diventato oggi lo chef di Moltivolti, locale e coworking di Palermo, alcuni piatti tipici della cultura afghana: mantu,  ravioli ripieni di carne, e bolani, tipici calzoni con cipolla e patate; e, con i resti della pasta lievitata, dei sambusa, dei dolci con crema al mascarpone e noci. Perché è anche attraverso la cucina che si stabilisce un rapporto con l’altro e si condivide l’opportunità di conoscersi. “È stata un’esperienza bellissima – ha detto Michele, uno degli studenti – e l’Italia dovrebbe fare di più per chi ha davvero bisogno”.

Teresa Fabiola Calabria

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