PALERMO – Si metterà ai voti domani, alla Camera, la nuova proposta di legge in materia di beni confiscati. Che prima ancora di nascere semina già discordia tra chi dovrebbe occuparsene. Critici soprattutto i parlamentari del Movimento Cinque Stelle, secondo cui le norme che verranno discusse ed eventualmente approvate domani, costituirebbero una misura eccessivamente blanda, se non addirittura peggiore rispetto alla normativa già esistente che si è reso necessario cambiare dopo lo scandalo che ha coinvolto i magistrati di Palermo, Silvana Saguto in primis.

“Questa proposta di legge – commenta il deputato palermitano a Montecitorio, Riccardo Nuti – è un vero scempio e peggiora l’attuale legislazione. Se il testo rimarrà come è attualmente, altri casi Saguto, e anche di peggio, potranno verificarsi, in quanto nessuna incompatibilità è stata introdotta per le persone di cui può avvalersi l’amministratore giudiziario, dando così la possibilità a quest’ultimo di nominare parenti del giudice di prevenzione, da cui l’amministratore ha avuto l’incarico. Non solo, le aziende economicamente rilevanti sequestrate verranno affidate a dipendenti di Invitalia Spa (ex Sviluppo Italia), un carrozzone privato gestito dal Ministero dell’Economia, i cui bilanci da anni sono in rosso e che negli anni ha prodotto più disastri che altro. Non contento di ciò il Pd permetterà ad Invitalia, con il trucco della parolina ‘piani di valorizzazione’ (termine non casualmente vago), di mettere le mani su tutto il fondo della crescita sostenibile, un tesoretto che al momento ammonta ad oltre 1 miliardo di euro”.

Ad aggravare ulteriormente la situazione poi, ci si metterebbero anche gli arcinoti “giochetti di palazzo”: il testo infatti, già sottoposto ad una prima lettura, con tanto di parere favorevole, non corrisponderebbe al testo che verrà preso in esame domani. Dunque, se passasse la seconda versione non verificata, si creerebbe una circostanza poco piacevole, per usare un eufemismo. Questo è, in sintesi quanto affermato da Nuti, che continua: “Il Pd e la presidente di commissione Ferranti hanno creato un grande pasticcio. Dalla commissione giustizia era emerso un testo di legge di 51 articoli che giovedì scorso è diventato di 30 articoli. Questa ‘semplificazione’, apportata dagli uffici della commissione giustizia, su proposta del Pd, ha modificato anche il contenuto del testo, ma le commissioni parlamentari e il comitato per la legislazione intanto avevano già espresso il loro parere sul precedente testo di 51 articoli. Le commissioni e il comitato dovrebbero pertanto essere riconvocate per riesprimere il loro parere sul testo corretto e, conseguentemente, si dovrebbe far slittare l’arrivo della legge in aula. La confusione è stata tale – conclude Nuti – che il testo contiene, in più parti, modifiche diverse agli stessi argomenti. Ad esempio gli articoli 15 e 28 si contraddicono”.

Teresa Fabiola Calabria

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