PALERMO – Continua senza sosta la mobilitazione a livello nazionale per far piena luce sul barbaro assassinio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano originario di Fiumicello (provincia di Udine) che, tra le altre cose, collaborava con “Il Manifesto”, scomparso al Cairo il 25 gennaio e ritrovato senza vita il 3 febbraio scorso. Sulla morte del giovane, ricordiamo, vi sono tutt’oggi diversi misteri e versioni, tutte convergenti però sui servizi segreti egiziani che, pare, lo avrebbero catturato e torturato dopo averlo scambiato per un amico dei ribelli.

La madre, nel corso di una drammatica conferenza stampa ha dichiarato poi di aver riconosciuto il proprio figlio solo “dalla punta del naso” in quanto il resto del corpo era stato reso irriconoscibile in seguito alle torture subite.

Il prossimo 30 aprile la Circoscrizione Sicilia di Amnesty International si radunerà davanti al Teatro Massimo a partire dalle 17:00 per chiedere ancora una volta “Verità per Giulio Regeni”, come recita il loro stesso slogan che campeggia da mesi in diverse sedi istituzionali. Nel capoluogo siciliano poi, è stato esposto diverse volte: al corteo ANPI dello scorso 25 aprile, al Giardino Inglese, a piazza Pretoria, e presso le sedi della Camera del Lavoro della provincia di Palermo.

Liliana Maniscalco, responsabile della Circoscrizione Sicilia di Amnesty International ha dichiarato: “Amnesty International Italia esprime profonda solidarietà ai familiari di Giulio Regeni. La Farnesina deve sollecitare il governo egiziano a chiarire le modalità di questo drammatico episodio. La richiesta di ‘Verità per Giulio Regeni’ è stata fatta propria da tutta la società italiana, che non accetterà versioni di comodo, né permetterà che cali il silenzio sulla vicenda”.

Silenzio invece invocato da una giornalista egiziana che, in diretta televisiva ha detto, rivolgendosi a chi insiste a cercare la verità sul caso: “Regeni andasse al diavolo, non rompete, siamo davvero stufi di voi, è un complotto!”. Che tra Italia ed Egitto esistano diversi interessi di tipo economico, è risaputo. Tant’è vero che diverse volte ormai, si è sfiorata la crisi diplomatica tra i due Paesi, col ritorno in patria del ministro Gentiloni che aveva chiesto, per l’ennesima volta, chiarezza sul caso. Se poi pensiamo al pugno di ferro usato dal regime contro i giornalisti non allineati ad esso, vedi il caso della tipografia Ong che pubblicava un proprio giornale, i cui componenti sono stati arrestati e sostituiti con giornalisti più “morbidi”, capiamo bene, o quantomeno intuiamo tra le righe, le motivazioni che hanno spinto la giornalista a dire ciò che ha detto. A meno che ovviamente, non lo pensasse pro domo sua. Insomma, la verità sembra ancora lontana e, a questo punto, viene da temere che verrà sacrificata sull’altare della “stabilità”.

Per tutte le info sulla campagna che sta mobilitando enti pubblici, scuole, università, media, mondo dell’associazionismo e privati è possibile consultare il sito di Amnesty al seguente link: http://www.amnesty.it/egitto-Verita-per-Giulio-Regeni 

Teresa Fabiola Calabria

Diffondi la notizia!Share on FacebookShare on Google+Share on LinkedInTweet about this on TwitterEmail this to someone

Scrivi