l gruppo Facebook “Palermo indignata”, che ha organizzato di recente una passeggiata nel centro di Palermo, ha criticato l’imperante immondizia con presenza persino di materassi “abbandonati” (vedi foto).

Questi signori, mi dispiace doverlo dire, non hanno capito niente, e vorrei spiegarne il motivo aiutandomi anche con considerazioni già fatte in passato.

Intanto, la munnizza palermitana è più famosa nel mondo della cappella Palatina o del Duomo di Monreale, e attrae più turisti. Chi non ci crede, guardi quante foto le fanno i visitatori. Pensate: se la si potesse accumulare in un’unico mucchio, pare che supererebbe in altezza la piramide di Cheope. Ma la munnizza di Palermo è anche e soprattutto un fatto artistico. Provate a paragonare le foto della ruera di Milano con quelle della munnizza di Palermo e capirete. Ordinata, grigia, di sacchetti tutti uguali, senz’anima quella milanese; disordinata, allegra e dai colori mediterranei, come certi quadri di Guttuso, quella palermitana. Un capolavoro di arte spontanea che ci invidiano tutti, altro che.

Ecco, casomai bisognerebbe puntare il dito contro i nostri politici per la mancanza di quel minimo di iniziativa che potrebbe trasformare la munnizza di Palermo in una vera sorgente di ricchezza per la popolazione. Le idee non mancano, e ve ne butto lì qualcuna. Guardate cosa si potrebbe organizzare, roba dall’irresistibile richiamo turistico:

– Cacce al tesoro nei munnizzai, tipo “Cerca l’ago e vinci l’AIDS”, o “Trova quello di tuo nonno”, quest’ultima con l’impiego di cani da pannolone a cui si potrebbe magari abbinare una sfilata delle bestiole più brave fra quelle sopravvissute ai miasmi;

– “Palermiadi invernali”: basterebbe che il Comune si dotasse di un cannone sparaneve e le collinette di munnizza diventerebbero piste sciabili olimpioniche;

– Battute al sorcio con memorabili arrostite alle falde dei cumuli, su cui alla fine di ogni evento, nel corso di una cerimonia con tanto di taglio del nastro da parte del presentissimo Sindaco, verrebbero riversati gli indifferenziatissimi residui della festa: piatti e posate di plastica, pannolini di picciriddi, assorbenti igienici e tutto quello che il Genio di Palermo suggerisce, dai pezzi di dentiera della nonna alla bomboletta da campeggio, esaurita sì, ma con abbastanza gas residuo da dare una mano alla prossima “autocombustione assistita”.

Ma vogliamo pensare più in grande? Parliamo delle centinaia di milioni che le case farmaceutiche sarebbero pronte a sborsare per utilizzare quelle incubatrici naturali di batteri e virus che chiamiamo “cumuli di munnizza palermitani“,  veri a e propri laboratori dove, grazie alla quantità di ceppi presenti e alle ideali condizioni di temperatura, la natura incrocia e seleziona incessantemente chissà quali nuove varietà di agenti patogeni. Immagino già l’invito che il Comune di Palermo potrebbe inviare alle multinazionali del farmaco: “Venite a Palermo per sviluppare oggi i vaccini contro le malattie che colpiranno il mondo domani”. Si butterebbero a pesce.

E comunque, cari amici di Palermo Indignata, dall’atteggiamento miope e calunnioso nei confronti della munnizza, come si fa a prendersela proprio con i materassi, che definite ingiustamente “abbandonati”? Quei materassi non sono stati affatto “abbandonati”, ma sistemati strategicamente da ignote, civilissime mani. Semmai la domanda è: “Da chi?” Sono stati amorevolmente disseminati da palermitani ospitali e orgogliosi della propria città per consentire un momentaneo riposo al turista di passaggio? E sono rimasti lì per iniziativa dei solerti lavoratori della RAP (Risorse Ambiente Palermo, il RAP-ballo non c’entra) che sono riusciti a trattenersi dal portarli via immediatamente, come sicuramente avrebbero voluto fare? O sono un meraviglioso frutto dell’inventiva dell’assessorato al Turismo, Cultura e Spettacolo del Comune per rilanciare  – appunto – Cultura, Turismo e Spettacolo? Pensate che ideona avrebbe avuto: con i materassi sparsi per la città, a) si favorisce il riposo del visitatore (e qui c’entra Turismo), b) si mostra al mondo quanto è qualificata la candidatura di Palermo a Capitale della Cultura (e qui c’entra la Cultura), e c) si offre un indimenticabile spettacolo (ed ecco lo Spettacolo).

Purtroppo non sappiamo a chi dobbiamo la bella iniziativa. Una cosa che a me e a migliaia di altri cittadini dispiace molto: vorremmo proprio saperlo, con nomi e cognomi, perché desidereremmo porgergli i nostri più sentiti ringraziamenti. Magari accompagnandoli con i fiori, tanti fiori.

Gli faremmo un mazzo così.imgselt

Carlo Barbieri 

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