Il Plermo Jazz Club,  un ambiente suggestivo ed intimo, ricavato dalle cantine di un palazzo ottocentesco.

Musica e Jazz d’autore, saranno l’essenza del nostro cartellone; i musicisti e gli ascoltatori si riuniscono per convogliare e far interagire la loro passione, in un’esperienza sensoriale, emotiva e culturale. Il “Palermo Jazz Club” in un filo diretto con la città, avviata la campagna abbonamenti per la stagione concertistica 2014/2015. Il cartellone è di assoluto prestigio. Esiste la possibilità, oltre, l’abbonamento, di acquistare il biglietto per ogni singolo concerto. Inoltre ha già completo il calendario concerti Jazz. Il Nostro obiettivo è di allargare la programmazione con altri cartelloni, anche di differente genere musicale.

JazzLa patria del jazz fu indubbiamente New Orleans. Da lì provengono musicisti come Jelly Roll Morton, Joe “King” Oliver e Buddy Bolden che dopo aver formato una banda nel 1895 fu considerato il primo jazzista della storia. Un ruolo predominante lo ebbe il quartiere di Storyville che tra il 1986 e il 1917 fu teatro di delinquenza, di prostituzione e di una nuova musica che veniva suonata in ogni locale e in ogni angolo di strada. Probabilmente è a questo che si deve la pessima reputazione che nei primi tempi aleggiava sul jazz. Negli anni ’10 e ’20 la migrazione degli afroamericani nelle città del nord portò molto rapidamente alla sua diffusione. È nel 1917 che il primo disco jazz venne pubblicato ad opera di un complesso composto da soli bianchi. Si tratta di “Livery Stable Blues” dell’ Original Dixieland Jass Band, di Nick La Rocca. La Rocca , figlio di un emigrato italiano in Louisiana, un ciabattino di Salaparuta che aveva suonato la cornetta nella fanfara dei Bersaglieri del generale Lamarmora. Nick è la dimostrazione che mentre i neri portarono nel jazz la loro tradizione ritmica, gli italiani vi infusero il retaggio bandistico tipico dell’Italia meridionale, che veniva tramandato di padre in figlio. Gli anni ’20 vedono la definitiva affermazione del jazz anche grazie a musicisti come Louis Armstrong. La musica jazz venne celebrata in letteratura come nel film “Il grande Gatsby” (1925) di Francis Scott Fitzgerald, e sublimata al cinema con “Il cantante di jazz” (1927), il primo film sonoro della storia diretto da Alan Crosland e interpretato da Al Jolson. E divenne da subito oggetto di studi con André Schaeffner, musicologo francese che nel 1926 pubblica un libro dal titolo inequivocabile: “Le jazz”. Verso la fine degli anni ’20 e fino ai ’40 si distinguono le big band dirette da musicisti come Benny Goodman, Artie Shaw, Duke Ellington, Count Basie e Glenn Miller. Il successo di questi complessi allargati consente da un lato di mettere in luce molti solisti dotati e dall’altro di accompagnare la diffusione di nuovi balli. Il più celebre di questi balli fu di gran lunga lo swing. L’avvento della seconda guerra mondiale pose fine al periodo delle grandi orchestre, non solo per le ristrettezze economiche. Gli anni ’40 infatti, segnarono un momento cruciale nel processo di maturazione del jazz. A New York, dalle jam session notturne di una nuova generazione di jazzisti, prende avvio la rivoluzione bebop. Nel frattempo con l’avvento dei dischi a microsolco (1949), i jazzisti ebbero la possibilità di sperimentare nuove soluzioni e trovare nuove formule per esprimere la loro creatività grazie ai tempi più lunghi. È da qui che il jazz abbandona i favori del pubblico di massa.

Vennero battuti sentieri di straordinaria influenza ed importanza come il cool jazz (dallo stile melodico e rilassato), il jazz modale (basato sulle scale modali di origine greca anziché sulla successione degli accordi) e il free jazz (caratterizzato da metriche irregolari e un anti-schematismo di base che rende tutti e perennemente solisti). Attraverso un’altra generazione di straordinari musicisti il jazz continuò a produrre linfa vitale anche nei decenni successivi (Herbie Hancock, Wayne Shorter, Joe Zawinul, Keith Jarreth, Chick Corea, Pat Metheny, ecc. ). Negli anni ’70 si diffonde la fusion (o jazz fusion), un nuovo stile che porta alla contaminazione col rock e col funk e all’utilizzo di strumenti elettrici ed elettronici. Verso la fine degli anni ’80 nasce l’acid jazz, ennesima forma di integrazione tra elementi jazz e vecchi e nuovi stili che si impongono sulla scena musicale, in particolare hip hop, house e soul. Stefano Bollani, Enrico Rava, Roberto Gatto, Gianluca Petrella, Paolo Damiani, Fabrizio Bosso, Giovanni Guidi, Paolo Fresu ed altri, sono questi i jazzisti dello scenario attuale italiano presenti nel panorama internazionale. La Sicilia è stata ed è la patria di numerosi jazzisti, da Enzo Randisi, Mimmo Cafiero, Giovanni Mattaliano, Flora Faja, Francesco Cafiso e tanti altri. Cafiso, giovanissimo musicista di Vittoria è stato l’unico italiano a suonare durante la cerimonia del primo insediamento del Presidente degli Usa, Barack Obama.

La Sicilia, la città di Palermo, hanno da sempre rappresentato una culla importante per l’arte e la cultura. La letteratura, il cinema, il teatro, lo spettacolo, tout court,
la musica. La Cultura rappresenta per la Città un elemento imprescindibile di sviluppo e di crescita. Cultura, Memoria, Identità ed appartenenza.
Se desideri proporti come musicista all’interno della programmazione, contatta la direzione artistica al seguente indirizzo mail: artistica@palermojazzclub.it.

Stagione Concertistica 2014/2015 del “Palermo Jazz Club”.  Maestro Enrico Rava.

Vi Aspettiamo!

 

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