PALERMO – Era stata istituita il 10 aprile del 2014, con l’entrata in vigore a maggio, allo scopo di incentivare il turismo. Adesso però si è scoperto che il ricavato della tassa di soggiorno che chiedeva ai turisti di versare un obolo “da 50 centesimi a 4 euro” – pare 500 mila euro – sia stato usato per altri fini.

A denunciarlo, il consigliere comunale del gruppo Misto Filippo Occhipinti: “L’amministrazione Orlando ha usato mezzo milione di euro, proveniente dalla tassa di soggiorno 2015, per finanziare le stagioni dei due principali teatri cittadini. Ma le istituzioni culturali della città andrebbero sovvenzionate con entrate strutturali e certe che diano garanzie per effettuare una seria programmazione, e non certo con l’imposta di soggiorno che invece dovrebbe servire ad altro, come dice anche la legge. Vedremo se sussistono gli estremi per una segnalazione alla Corte dei Conti”. 

“Il Comune predica bene ma razzola male – continua Occhipinti – l’imposta di soggiorno dovrebbe favorire il turismo, che si incentiva anche con la cultura ma non solo con quella. E invece questa amministrazione sbaglia due volte: destina in bilancio appena lo 0,1% per il turismo, di cui la maggior parte serve a pagare il personale, e usa poi per i teatri i proventi di una tassa che dovrebbe servire ad altro, come offrire servizi, promuovere la città, recuperare e rendere fruibili i monumenti. Farà una richiesta di accesso agli atti per capire come è stata impegnata e utilizzata l’imposta per il 2015, quali interventi ha finanziato e quali sono state le iniziative alla base dei finanziamenti. Ma già da una prima analisi dei Peg emerge che 500 mila euro, su 1,9 milioni previsti di incasso, sono stati usati per i teatri. Alla luce di quanto accade, ritengo di aver fatto bene a votare contro questa tassa istituita da una giunta senza idee per il turismo e capace solo di chiedere soldi ai cittadini. Vedremo anche cosa ne pensano gli operatori del settore, albergatori in testa”.

Nessuna risposta al momento è pervenuta da parte del Comune.

Teresa Fabiola Calabria

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