PALERMO – Sono trascorsi 33 anni dall’efferato omicidio che vide il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa perdere tragicamente la vita assieme alla giovane moglie Emanuela Setti Carraro, e il ferimento dell’agente Domenico Russo che morì dopo una straziante agonia di 13 giorni. 

Oggi per commemorare queste vittime illustri, oltre alla consueta Messa delle 10:15 nella chiesa di San Giacomo dei Militari a cui partecipano, tra gli altri, il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette, prevista anche la deposizione di una corona di alloro da parte della Cgil in via Carini, cerimonia preceduta da “prove”, come si trattasse di una rappresentazione teatrale e non del doveroso e commosso abbraccio verso un uomo che ha coraggiosamente dedicato la propria vita all’estirpazione di un cancro, il più terribile di tutti: la mafia.

Non sarà presente, pare neanche stavolta, il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, la cui assenza era già stata notata qualche giorno fa in occasione della ricorrenza dell’assassinio di Libero Grassi. 

In questa desolazione istituzionale, il sindaco, Leoluca Orlando, ha dichiarato: “Palermo ha il dovere di ricordare quella strage, che ha segnato la storia della nostra città ed anche la storia della lotta alla mafia, rappresentando purtroppo in modo simbolico le, per allora indicibili, connivenze fra parte del potere politico, quello affaristico e le cosche. Al Generale Dalla Chiesa e a chi con lui ha perso la vita dobbiamo e sempre dovremo un profondo ringraziamento, come a tutti coloro che con affetto e dedizione ne ricordano la memoria e l’impegno”.

Giunte parole di solidarietà e apprezzamento anche dall’Italia dei Valori, nella persona del vicesegretario regionale di Idv e consigliere comunale di Palermo, Paolo Caracausi: “La folta partecipazione dimostra che i cittadini onesti non dimenticano i sacrifici dei servitori dello Stato che hanno perso la vita nello svolgimento del proprio dovere – dice Caracausi – la polemica dei giorni scorsi sullo stato di abbandono del luogo, sollevata dalla figlia Rita, ha visto prontamente l’amministrazione intervenire per ripristinare e sistemare i luoghi. Siamo vicini alle forze dell’ordine e ai magistrati che ogni giorno mettono a rischio la propria via per tutti noi che non dimentichiamo”.

Ed eccole, le parole, pesanti come un macigno, della figlia del generale, la presentatrice Rita Dalla Chiesa, la quale aveva lamentato, dal suo profilo Facebook, la mancanza di decoro sotto la lapide commemorativa dell’assassinio: “Davanti a dove è caduto mio padre, in via Carini, hanno spostato le due fioriere che erano state messe per evitare che sotto la sua lapide venissero rimessi i cassonetti della spazzatura (come era già successo due anni fa). Ne hanno lasciata una, spostata verso l’entrata del negozio vicino, e al posto dell’altra, adesso, parcheggiano moto e biciclette”. Fortunatamente, dopo l’appello della presentatrice, si è provveduto a risistemare la zona. Speriamo non valga il detto: “Passata la festa, gabbato lo santo” e che, passata l’onda emotiva, non si ritorni peggio di prima.

Teresa Fabiola Calabria

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