PALERMO – Continua senza sosta la procedura che permetta di aggiungere il Beato Padre Pino Puglisi ai patroni di Palermo. L’iniziativa, nata sul web qualche mese fa ad opera del caporedattore del Giornale di Sicilia Francesco Deliziosi, che ha lanciato una petizione sul suo blog, http://www.beatopadrepuglisi.it/ è stata seguita, nel settembre 2014, da una lettera spedita dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando che, rivolgendosi a Papa Francesco, ha chiesto di “poter annoverare fra i patroni di Palermo, il Beato Padre Pino Puglisi, in quanto sarebbe un grande privilegio e un segnale di liberazione, non solo per i giovani e per i poveri. Sono certo che l’intera città di Palermo e i siciliani tutti condividono tale proposta”. La richiesta del sindaco è stata accolta a sua volta dal Papa due mesi dopo, come “possibilista”.

“Per quanto riguarda la richiesta di Patronato – si legge nella lettera di risposta della segreteria di Stato – è bene che essa sia studiata ed avanzata, in accordo con l’autorità ecclesiastica locale” secondo l’iter promulgato nel 1973 da Papa Paolo VI che prevede una lunga procedura che, dal Vescovo di una città, sottoponga la proposta di patronato prima al clero locale e poi al Vaticano che deciderà in merito.

Francesco_DeliziosiGrandissima soddisfazione è stata espressa dal caporedattore del Giornale di Sicilia Francesco Deliziosi -autore fra l’altro del volume edito dalla Bur e dedicato al Beato Puglisi, dal titolo “Padre Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso”- che a tale notizia ha dichiarato: “Il Beato Puglisi non “sfratterà” gli altri patroni, in quanto esiste la possibilità che una città possa averne diversi. Non si mette sicuramente in discussione la grandissima devozione dei palermitani nei confronti di S.Rosalia, a cui siamo tutti estremamente grati per aver scacciato la peste dalla città nel 1624, anzi ci auguriamo che il Beato Puglisi, che potremmo definire una sorta di “patrono dei tempi moderni” aiuti la società civile e Palermo tutta, a liberarsi dall’odierna peste rappresentata dalla mafia”. Per Deliziosi si tratta di un motivo d’orgoglio anche personale: da ragazzo infatti, ebbe il Beato Puglisi come professore di religione e benedisse inoltre le sue nozze: “Con mia moglie poi, abbiamo seguito le sue iniziative dal ’92 fino al momento del suo omicidio. Poi, successivamente, mi sono mobilitato per la causa di beatificazione collaborando col postulatore, Mons. Vincenzo Bertolone, ora Arcivescovo di Catanzaro”.

E’ proprio vero, dunque: “Se ognuno fa qualcosa -come amava ripetere il Beato Puglisi- allora si può fare molto”. Anche se resta molto, ancora, da fare.

di Teresa Fabiola Calabria

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