PALERMO – “Un libro che già dal solo titolo genera continui equivoci, che spero continuino”. Questo è “Dilettante di professione”, parola del suo autore, Gianfranco Marrone, professore ordinario di Semiotica all’Università di Palermo, che ieri ha presentato il suo libro presso la libreria Feltrinelli di via Cavour a Palermo. Con lui, Dario Mangano, Francesco Mangiapane e Marco Mondino, tutti uniti per la passione per la semiotica, lavoro che permette, a detta dell’autore: “Occuparsi di tutto ciò che concerne la comunicazione, senza paletti o restrizioni”.

gianfranco_marrone-dilettante_per_professione“E’ un lavoro divertente” ha continuato Dario Mangano “in quanto siamo contemporaneamente mai al lavoro, in quanto chi ama il proprio lavoro è come se non lavorasse perchè non sente la fatica, ma contemporaneamente è sempre al lavoro” ha continuato, svelando un retroscena al pubblico: il titolo del libro non doveva essere “Dilettante per professione”: “All’inizio si pensava ad un titolo diverso, ovvero “Sempre al lavoro” ma l’abbiamo scartato” ha concluso tra le risate generali “perchè in termini di mercato sarebbe stata una catastrofe, voglio dire: chi comprerebbe un libro con quel titolo?”

Invece il libro vende, continuando a generare equivoci che non dispiacciono affatto al suo autore che in merito ha dichiarato: “Gli equivoci sono legati al fatto che il titolo già di per se stesso è un ossimoro, ovvero dilettante e professione, se controllate sul dizionario, sono l’uno l’opposto dell’altro. Ma spero che gli equivoci continuino, così la gente, spinta dalla curiosità, continuerà a far girare questo libro” ha concluso Marrone con una punta di malizia.

Il libro, diviso in due parti, vede la prima parte dedicato alla storia dei vari “dilettanti di professione”, da Sciascia che, per dirla con le parole del’autore “fece del diletto il suo lavoro”, per arrivare agli specialisti, ai professori, fino ad arrivare alla controversa figura del “dilettante istruito” che, a detta di José Ortega y Gasset, filosofo spagnolo citato dagli oratori, detesterebbe gli specialisti che credono, nella loro arroganza, di sapere tutto, al contrario dei dilettanti che, curiosi di apprendere, ascoltano volentieri ciò che viene detto loro.

La seconda parte del libro, dal titolo “Il semiologo secondo me” è una sorta di intervista all’autore che Francesco Mangiapane descrive così: “Racchiude lo sguardo del semiologo sulla vita quotidiana, e il suo modo di farsi “traduttore” dei messaggi che ciò che ci sta intorno emette continuamente, così da farli arrivare a chi non li aveva percepiti inizialmente”.

Un libro che si rivolge prettamente agli appassionati e gli studiosi della semiotica, ma non solo.

Teresa Fabiola Calabria

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