PALERMO – Aveva fatto arrivare dalla Calabria ben duecento kg di tritolo, il boss Vincenzo Graziano, ritenuto capo del mandamento mafioso del quartiere Resuttana di Palermo. Tritolo che sarebbe stato acquistato per essere impiegato nell’attentato ordito ai danni del pm palermitano Nino Di Matteo, su ordine del boss Matteo Messina Denaro, tuttora latitante. Graziano è stato arrestato nel corso di un’operazione, condotta dagli uomini delle Fiamme Gialle, che hanno perquisito un intero condominio sito nel quartiere Acquasanta di Palermo. Blitz che purtroppo, non ha consentito il ritrovamento del tritolo, cercato con ruspe e georadar. A questo blitz ha partecipato, cosa mai successa precedentemente, il procuratore aggiunto Teresi -che sta indagando, congiuntamente al pm Di Matteo, sul processo sulla trattativa Stato-mafia- che ha dichiarato: “La mancata scoperta dell’esplosivo è una cosa che ci inquieta molto.”
Ma se da un lato, i macabri preparativi per l’attentato sembrano non fermarsi, sull’altro versante il cuore riconoscente e assetato di giustizia dei palermitani non retrocede di un passo. Troppo forte infatti, il ricordo delle bombe scoppiate nell’estate del 1992 e la furia popolare che, ai funerali che seguirono, urlò “Fuori la mafia dallo Stato”. Il prossimo 20 gennaio, il comitato cittadino “Scorta Civica” compirà il suo primo compleanno, anniversario che probabilmente festeggerà all’ombra del Palazzo di Giustizia, davanti il quale, alcuni cittadini coraggiosi hanno ostinatamente continuato a presenziare, manifestando la loro vicinanza al pm Nino Di Matteo, oltre che a tutti i giudici coinvolti nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia. Uno dei rappresentanti di Scorta Civica, Alfredo Russo, ha le idee chiare: “Questa volta a differenza del periodo delle stragi del 1992 siamo ben consapevoli del pericolo che sta correndo il pm Di Matteo. E’ stato emesso, fin troppo chiaramente, un mandato di morte da parte di Matteo Messina Denaro e da Riina che ha dato il “via libera” dal carcere di Opera, abbiamo perfino una lettera scritta da Matteo Messina Denaro, il tritolo è arrivato, quindi ci sono tutti gli elementi per cercare di svegliare la città di Palermo, per indurla a non rimanere nel silenzio complice che non può continuare a celare una situazione così chiara.” Instancabile la richiesta dell’assegnazione del dispositivo denominato “bomb jammer” che dovrebbe venire assegnato alle macchine di scorta di Di Matteo: “Questo dispositivo è importantissimo, in quanto serve ad impedire l’attivazione di telecomandi a distanza che possano far esplodere ordigni, ma fino ad oggi tutto tace. Anzi il ministro Alfano ha dichiarato di aver rafforzato la scorta a Di Matteo, mentre per quanto riguarda il bomb jammer la faccenda si complica in quanto, a detta di Alfano che l’ha dichiarato recentemente, “esso si usa solo in stato di guerra”, come se Palermo, alla luce delle ultime dichiarazioni dei pentiti, non fosse già in un teatro di guerra” Ma a pesare maggiormente è l’assenza delle Istituzioni: “Gravissima l’assenza di parole di solidarietà da parte del Presidente della Repubblica Napolitano, che nel suo silenzio è seguito dal capo del Governo Renzi. Noi possiamo manifestare la nostra vicinanza, ma se non si manifesterà chiaramente la volontà politica di aiutare Di Matteo, purtroppo, temo che l’attentato sia solo questione di tempo.”

di Resuttana di Teresa Fabiola Calabria

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