PALERMO – “Allarme attentato. Una nota dei Servizi segreti mette in guardia il presidente che guida la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. Uno “scambio di favori” fra clan gelesi e palermitani. A rischio ci sarebbe anche un altro magistrato. Potenziate le misure di sicurezza”. Parole tanto raggelanti quanto sibilline: chi sono i magistrati coinvolti? E di quali favori fra clan si sta parlando?

Secondo le prime indiscrezioni, si tratterebbe del magistrato di Palermo Silvana Saguto, attualmente a capo della sezione “Misure di prevenzione” del Tribunale di Palermo, la quale combatte la mafia un sequestro patrimoniale dopo l’altro, e del magistrato Renato Di Natale, oggi procuratore capo di Agrigento, ma in passato a Caltanissetta dove ha coordinato le inchieste che hanno decimato il clan Emmanuello. Proprio il clan che avrebbe ordinato la mattanza.

Il boss a capo degli Emmanuello, Daniele Emmanuello, all’epoca latitante, venne ucciso nel corso di un conflitto a fuoco con la polizia in provincia di Enna, proprio nel momento di massimo fulgore del clan, in grado di controllare tutta la Sicilia sud-orientale e in “filo diretto” con i clan di Palermo.

La Saguto tuttavia non sarebbe nuova a questo tipo di minacce: già l’anno scorso infatti, c’erano state le prime avvisaglie di pericolo, tanto da farle assegnare una nuova macchina blindata e un presidio dell’Esercito sotto la sua abitazione. Tuttavia la minaccia stavolta sarebbe più grave delle altre volte: indiscrezioni infatti, parlerebbero di nuovi elementi emersi tramite delle conversazioni intercettate da alcune microspie.

Gli enormi capitali a disposizione dei clan permettono loro di spadroneggiare indisturbati. Ma se si va a “togliere loro la benzina” la loro marcia di morte è destinata a fermarsi. Se il lavoro della dottoressa Saguto e di altri come lei, fa tanto adirare i clan mafiosi, significa che è la strada giusta.

Teresa Fabiola Calabria

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