PALERMO – Parole di fuoco quelle di Roberto Vecchioni che ieri, all’Università di Palermo, facoltà di Ingegneria, nel corso di quello che doveva essere un incontro culturale dal titolo “Mercanti di luce. Narrare la bellezza tra padri e figli” ha lasciato attoniti gli studenti che hanno cominciato ad inveire contro l’autore di “Samarcanda”, per poi lasciare semivuota la sala in segno di protesta.

Queste le parole che hanno fatto esplodere la polemica: “Credete che sia qua soltanto per sviolinare? No, assolutamente. Arrivo dall’aeroporto, entro in città e praticamente ci sono 400 persone su 200 senza casco e in tutti i posti ci sono tre file di macchine in mezzo alla strada e si passa con fatica. Questo significa che tu non hai capito cos’è il senso dell’esistenza con gli altri. Non lo sai, non lo conosci. E’ inutile che ti mascheri dietro al fatto che hai il mare più bello del mondo. Non basta, sei un’isola di merda”.

“La filosofia e la poesia antiche hanno insegnato cos’è la bellezza e la verità, la non paura degli altri, in Sicilia – ha aggiunto -questo non c’è, c’è tutto il contrario. E mi sono chiesto prima di arrivare qui, se dovevo dirle queste cose a voi ragazzi: perché non gl’invento una sviolinata? Come siete bravi, avete inventato la Magna Grecia? Sinceramente no, io non amo la Sicilia che non si difende. Non amo la Sicilia che rovina la sua intelligenza e la sua cultura – ha continuato – che quando vado a vedere Selinunte, Segesta non c’è nessuno. I siciliani – ha chiuso Vecchioni – sono la razza più intelligente che esista al mondo e mi dà un fastidio immenso vedere che si buttano via. Mi dà un fastidio tremendo che la Sicilia non sia all’altezza di se stessa”.

Parole, quelle del “Professore”, che hanno scatenato una grande indignazione, soprattutto sulla sua pagina Facebook. Parole certamente forti e forse eccessive ma che dovrebbero probabilmente spingere i siciliani a fare un po’ di autocritica, riflettendo sui propri modi di fare -come l’auto in doppia fila e innumerevoli altri esempi sotto gli occhi di tutti- e smettendo di indignarsi se qualcuno mette in luce i difetti, prendendo la situazione in mano e correggendosi, così da portare chi li accusava a dire: “Scusa, ho esagerato, sei bellissima”.

Paride Benassai, volto molto noto e amato dai palermitani, in merito alla polemica afferma: “Semplice semplice…a che serve la critica? A chi giova ? È con gli esempi che s’insegna. Gli esempi sono i modelli che i giovani possono seguire: l’università di Palermo ha fatto ben poco in questi anni per i suoi giovani studenti. Vecchioni, da bravo filosofo, avrebbe fatto bene anche a sapere ascoltare le voci di chi vive quotidianamente un sistema che è stato creato proprio dalla sua e dalla mia generazione, incapace di far crescere il rispetto delle regole come forma democratica. Palermo ha tanti problemi, come la città in cui vive anche Vecchioni. Il punto è sapere offrire le soluzioni, quantomeno le ipotesi di soluzioni. Come ogni buon padre -conclude l’attore- avrebbe fatto bene ad ascoltare intanto i propri figli”.

Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha ringraziato Vecchioni per le sue parole: “Roberto Vecchioni conferma di essere un grande amico della Sicilia e dei siciliani. Con le sue parole ci ha ricordato che la Sicilia merita molto di più e molto di meglio di ciò che ha oggi. Chi punta l’attenzione su alcune parole forti e colorite usate dal cantautore fa come chi, davanti al dito che indica la luna, si concentra sul dito. Roberto Vecchioni ci ha ricordato che la Sicilia, tutta la Sicilia è davanti ad un bivio e che prendere la strada giusta o sbagliata dipende soprattutto dai Siciliani”.

Salvatore Petrotta Reyes, cantante rap palermitano leader dei Combomastas, noto al grande pubblico per hit come “‘U tagghiamu ‘stu palluni?!” dice la sua riproponendo un proprio toccante post scritto nel 2013 sul popolare portale “Rosalio.it” in cui si rivolge alla propria città come fosse la donna amata. Eccone alcuni stralci significativi: “Ti ho visto alzare la testa, e io sotto le tue stelle, quando da piccolo ero immerso in un grigio torpido e sentivo la cupezza di una vita da fuggire quanto prima, ti ho visto alzare la testa con una generazione che aveva voglia di svegliarsi e svegliare tutti, di viverti a fondo prendendoti a schiaffi, casa mia, per farti riprendere da quegli anni di stanca e frustrazione al guinzaglio di padroni. Ma perché parlo con te? Tu, alla fine, e anche all’inizio, sei vittima. Vittima di questi infami strafottenti che alla fine non ti rendono altro che ostaggio di te stessa. Ma la colpa è di chi lascia che sia. E so che non è colpa tua”.

Teresa Fabiola Calabria

 
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