PALERMO – “Senza l’intervento dell’amministrazione giudiziaria, le società dei servizi portuali sarebbero fallite”. Lo afferma in una nota l’avv.Cappellano Gaetano Seminara, amministratore Giudiziario delle società dal marzo 2012, che continua: “Le dichiarazioni rilasciate oggi dai segretari regionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti in relazione alle società C.L.P. G. Tutrone soc. coop. a r.l. e Portitalia s.r.l., sono lontane dalla realtà, hanno fini evidentemente ben diversi dalla salvaguardia dei posti di lavoro e della continuità aziendale”.

“Tutto il complesso percorso di ristrutturazione societaria ed organizzativa fino ad oggi condotto – senza il quale le aziende sarebbero di fatto fallite a causa degli ingenti debiti accumulati – è stato condiviso passo dopo passo con le OO.SS. aziendali e territoriali nell’ambito di un tavolo tecnico permanente istituito dall’Amministrazione Giudiziaria fin dal suo insediamento. In questo processo nessun lavoratore ha perduto il proprio posto di lavoro. Grazie all’operato di questa Amministrazione Giudiziaria le società sono oggi in condizioni di assoluto e incontrovertibile equilibrio economico e finanziario, come facilmente desumibile dalla lettura dei bilanci depositati e testimoniato anche recentemente da Confidustria, rispettano le normative di sicurezza sul posto di lavoro, possono contare su un parco mezzi perfettamente funzionante e hanno mantenuto tutte le attività imprenditoriali”.

Questa, in sintesi, la storia delle società coinvolte:  nel marzo 2012 il Tribunale di Palermo, Sezione Misure di Prevenzione, ha fatto si che cinque società, tutte operanti nei porti di Palermo e di Termini Imerese e impegnate, con diverse competenze, nella gestione dei servizi di banchina connessi al traffico passeggeri e merci, venissero poste sotto amministrazione giudiziaria, affidando l’incarico all’avv. Gaetano Cappellano Seminara. Poco meno di un anno dopo, poi, nel febbraio 2013, le imprese sono state sottoposte a sequestro e lasciate sotto la gestione dell’Amministrazione Giudiziaria. Al momento del sequestro, le cinque aziende – New Port s.p.a.,Portitalia s.r.l.,T.C.P. s.r.l. , C.S.P. s.r.l. e C.L.P. G. Tutrone- si sono viste comminare, ad eccezione della C.L.P. G. Tutrone, dalla Prefettura di Palermo nel 2011 e nel 2012, il provvedimento di revoca di autorizzazioni e concessioni demaniali emessi dall’Autorità Portuale di Palermo,  in quanto detentrici di debiti esorbitanti e, sopratutto, a causa delle norme interdittive antimafia, cosa che ha costretto le società, entro 90 giorni, a cessare ogni tipo di attività produttiva. I debiti che le aziende portuali avevano contratto nei confronti dell’azienda Tutrone, che era incaricata di fornire i servizi portuali, ammontavano a circa 5 milioni di euro. 

Quando poi, l’Amministrazione Giudiziaria ha preso in mano le redini, stando alle parole dell’avvocato Seminara, le cose sono migliorate:”E’ stata immediatamente avviata una complessa interlocuzione con la Prefettura prima e successivamente con l’Autorità Portuale per la revisione dei provvedimenti di revoca considerato l’avvento dell’Amministrazione Giudiziaria a salvaguardia dei processi di legalità, condizione indispensabile a garantire la continuità aziendale. Assicurate le autorizzazione e concessioni necessari al proseguimento dell’attività aziendale, l’attenzione dell’Amministrazione Giudiziaria si è concentrata sulla valutazione delle condizioni economico – patrimoniali e finanziarie delle società, che hanno immediatamente presentato una elevatissima criticità. Per far fronte alla drammatica situazione economica delle società e all’inefficienza organizzativa è stato implementato, anche con l’ausilio delle Istituzioni e della stessa Autorità Portuale, un piano strategico di breve e medio periodo che ha consentito non solo il mantenimento di tutte le attività imprenditoriali, ma sopratutto il miglioramento delle performance organizzative, produttive e di conseguenza economiche. consolidando presso un unico soggetto imprenditoriale, Portitalia s.r.l., sia gli organici aziendali sia il complesso delle autorizzazioni e delle concessioni per lo svolgimento di tutti i segmenti di business, prima condotti in maniera parcellizzata e poco razionale da tre realtà produttive. Questo ha consentito il conseguimento di notevoli sinergie, che si sono tradotte in un incremento di produttività e nella conseguente contrazione dei costi di gestione. Nel periodo di Amministrazione Giudiziaria, il risultato di gestione è passato da una perdita complessiva delle 5 società di – 4 – oltre 4,2 milioni di euro, dati contabili relativi al 2011, senza tenere conto delle perdite occultate negli esercizi precedenti dalla New Port, ad una redditività complessiva del 2014 e del 2015 di circa 500 mila euro per anno; pur mantenendo assolutamente inalterato il perimetro di attività. Un trend positivo che continua a mantenersi anche fino ad oggi”.

Circa poi le voci sull’eccessiva messa in mobilità dei lavoratori, Seminara continua: “Il processo di riorganizzazione e di ridimensionamento dei costi promosso dall’AG ha trovato impulso anche nel percorso di mobilità volontaria e incentivata per un numero esiguo di lavoratori (10) collocati in settori di staff e nella fisiologica riduzione dell’organico per raggiunti requisiti pensionistici. Il numero complessivo dei dipendenti è quindi sceso da 242 distribuiti in 5 società agli attuali 199 distribuiti in 2 società”. Non resta dunque che sperare che questo trend positivo continui, visto e considerato che il porto di Palermo non è purtroppo nuovo a questo genere di cose: nel 2012 infatti, furono registrate sospette infiltrazioni mafiose.

Teresa Fabiola Calabria

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