PALERMO – Beni per due milioni di euro sono stati sequestrati nella giornata odierna dal Gico della Guardia di Finanza di Palermo a tre soggetti vicini a Cosa Nostra: Antonio Serenella, Gianfranco Cutrera e Giampiero Specchiarello.

Il primo, 39 anni, è già noto: è stato per molto tempo il braccio destro del capomafia di Porta Nuova Alessandro D’Ambrogio, con una delega alla raccolta del pizzo e al traffico di stupefacenti. Serenella aveva un “doppio lavoro”: se, da un lato, si dedicava alle attività estorsive, dall’altro ricopriva il ruolo di “Pip” della Social Trinacria Onlus, cooperativa che fornisce servizi sociali, con uno stipendio pagato dalla Regione di 1000 euro al mese. Nel 2013, però, l’uomo era stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Alexander”, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.

La lista dei beni sequestrati a Serenella è da vero e proprio milionario: l’uomo poteva permettersi un cabinato di dieci metri, il “Saver 330 sport”, attraccato al porticciolo dell’ Acquasanta o a San Nicola l’Arena; un gommone modello “Led 33” o un veloce acquascooter; e con cos andava in giro? Una Mini Cooper “Country man”: l’auto giusta per un dipendente di una cooperativa! I finanzieri hanno messo i sigilli anche al Pub “Day Just”, ufficialmente gestito dalla moglie del boss, dove Serenella teneva vari summit di mafia.

Per Cutrera la storia non cambia: già arrestato nel 2012, su ordine del G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso, in concorso con altri soggetti, poiché sorpreso nell’atto di ritirare una busta contenente 18.000 euro consegnatagli dal titolare di alcuni esercizi commerciali del capoluogo. Il conto da pagare è salatissimo: a lui sono stati sequestrati beni per oltre 600 mila euro.

Per ultimo, Giampiero Specchiarello, arrestato nel 2011 con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori e reimpiego di capitali illeciti, con l’aggravante di aver fatto da prestanome al boss. Secondo le indagini, infatti, l’azienda di Specchiarello sarebbe stata finanziata con proventi illeciti: i beni sequestrati all’imprenditore ammontano a quasi 800 mila euro.

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