PALERMO – Guai per il Nuovo Centrodestra: il partito di Angelino Alfano infatti, vede due suoi esponenti di spicco (all’epoca nel Pdl) accusati di voto di scambio. Francesco Cascio, deputato regionale ed ex presidente Ars, e Marcello Gualdani, eletto alla Camera dei deputati nel 2013.

I fatti risalgono all’ottobre 2012 quando, in occasione della campagna elettorale per il nuovo governatore della Regione Siciliana, lo zelo eccessivo di alcuni loro collaboratori ha destato l’attenzione del Gico della Guardia di Finanza che intercettandoli, avrebbe scoperto che oltre a dedicarsi all’affissione delle locandine elettorali, nel quartiere Villaggio Santa Rosalia, essi andavano letteralmente casa per casa a distribuire latte e pasta in cambio della promessa del voto.

Dopo due anni di inchiesta proseguita nel più assoluto riserbo però, il 30 settembre dello scorso anno viene chiesta l’archiviazione da parte dei pm Alessandro Picchi e Sergio Barbiera, negata dal gip Lorenzo Jannelli. Tre anni e mezzo dopo, la procura generale nella persona del sostituto procuratore generale Luigi Patronaggio decide l’avocazione dell’inchiesta: “Le indagini fin qui espletate appaiono incomplete e all’attività d’intercettazione non è seguita alcuna indagine volta a riscontrare le informazioni acquisite”. Sarebbero inoltre “incomplete le iscrizioni nel registro delle notizie di reato” e “non sono stati approfonditi i rapporti tra i procacciatori di voto, i beneficiari e la malavita organizzata” – fonte Fatto quotidiano.it -.

Nell’udienza fissata per oggi dunque, il pg Patronaggio chiederà il ritiro della richiesta di archiviazione ordinando nuove indagini. Francesco Cascio, mostrandosi disponibile a nuovi chiarimenti, continua a dirsi innocente: “Se già la procura della Repubblica, al termine delle indagini, aveva riconosciuto la mia assoluta estraneità a qualsiasi ipotesi di reato, la richiesta di avocazione delle indagini da parte della procura generale non mi turba e anzi farò immediata richiesta per essere sentito in merito a quanto mi viene contestato”.

Teresa Fabiola Calabria

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