PALERMO – “Per tornare a crescere  in questo Paese si dovrebbe tornare a parlare di politica. Come si fa a prendere sul serio questo elenco di “impresentabili” quando si voterà domani? L’Italia riprende a non crescere, ma per tornare a crescere si deve tornare lavorare sulla politica, sull’educazione, sulla scuola”. L’economista Giacomo Vaciago ha presieduto oggi una delle due tavole rotonde nella giornata conclusiva dei “Trent’anni della Fondazione Curella…una fondazione utile”, esprimendo anche non poche perplessità anche sulla riforma della scuola messa in atto dal governo Renzi. “L’eccellenza nella scuola non è all’ordine del giorno del governo nazionale – ha detto Vaciago – e per raggiungere l’eccellenza ad ogni livello devi avere una scuola d’eccellenza. In Inghilterra Tony Blair ha avuto il coraggio di chiudere quarantadue scuole pubbliche mettendole sotto la gestione di quelle eccellenti”.

Il noto economista si è soffermato sul fatto che “nelle case dei più ricchi del mondo e negli alberghi più importanti del mondo le cose più belle sono italiane. Ma si va verso un cambiamento perché il resto del mondo oggi è in grado di sostituire l’Italia anche nelle eccellenze, vedi la Cina, l’India. Che futuro ha – si è chiesto Vaciago – un Paese che ha tantissime qualità private? Non si può andare avanti con l’illegalità diffusa e la pratica burocratica basata sulla corruzione?”.

“Oggi – ha aggiunto Vaciago – l’obiettivo che dovremmo avere è quello di far sì che la prossima generazione stia meglio della precedente”. E poi un’altra osservazione sui provvedimenti del presidente del Consiglio Matteo Renzi: “Questo governo ha fatto partire dodici mega riforme, avrei preferito che ne facesse tre all’anno. Qua stiamo parlando di dodici leggi delega che cambiano un mondo”.

Si è parlato di prospettive e priorità per il Mezzogiorno e la Sicilia, sul domani prossimo sui rapporti generazionali, sui processi migratori in atto, del quale Paese che sarà consegnato alle prossime generazioni alla presenza, tra gli altri di Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella, il quale ha detto: “Non posso che essere fiero di aver festeggiato questi 30 anni di attività – ha affermato il presidente della Fondazione Curella a conclusione dei lavori – e di aver avuto tante figure illustri sedute al tavolo in questi due giorni di convegno. Ci siamo confrontati sui temi dell’economia, su cosa è cambiato, su cosa c’è e sul tanto che resta ancora da fare. Quando c’erano anche altri centri studi, quando molti non c’erano più e quando ne sono arrivati di nuovi, noi ci siamo sempre stati – ha aggiunto – facendo sì che l’economia fosse al centro del dibattito quotidiano. Questi trent’anni non sono un punto di arrivo, ma sono una rinnovata partenza per proseguire il lavoro di studio e ricerca svolto sempre con grande dedizione”.

Presenti inoltre l’ex ministro del Lavoro e Politiche sociali del governo Letta, professore Enrico Giovannini (Università di Tor Vergata e Luiss di Roma), del professore Rainer Masera, già ministro del Bilancio del governo Dini, economista e preside dell’Università Guglielmo Marconi di Roma, del professore Antonio La Spina (Università Luiss di Roma), del professore Gaetano Armao (Università di Palermo).

“Il ministro Del Rio sostiene che il 2015 sarà l’anno del Sud, ma dai dati che oggi abbiamo non appare – ha detto il professore Gaetano Armao – la Sicilia e il Sud si avviano a diventare un territorio marginale e i dati economici e demografici sono molto chiari, andiamo verso una deflagrazione sociale, la nostra società finora ha retto grazie al sistema familiare, alle pensioni. Sul Sud è calato il silenzio e la questione meridionale nella testa della classe dirigente di questo Paese non c’è e il Mezzogiorno è diventato ingestibile per il governo nazionale”.  

Enrico Giovannini ha ricordato i 90 milioni di euro pronti riguardanti la riforma delle start up per i giovani rimasti bloccati, mentre era al Governo, in attesa dei regolamenti e decreti attuativi e le complesse procedure perché questi fondi potessero essere sbloccati. “Non parlo di Sicilia e Italia, ma davvero pensiamo che si tornerà alla crescita? – si è chiesto Giovannini – quando da parte di alcuni analisti internazionali si parla di stagnazione secolare. Le Università stanno cambiando in tutto il mondo, e torno alla questione educazione e istruzione, e le nostre Università devono cambiare, forse la Fondazione Curella potrebbe avere un ruolo importante nel sostenere l’Università verso questo processo di cambiamento, potrebbe mobilitare altri soggetti istituzionali a dare onorificenze ai giovani imprenditori, In Italia vengono premiati soltanto quelli che negli anni si sono distinti. La Fondazione Curella – ha aggiunto l’ex ministro – potrebbe identificare questi giovani imprenditori con idee importanti e aiutarli ad avere visibilità e a diventare modello per altri giovani. In questo modo la Sicilia può aiutare la Sicilia. Bisogna trovare il modo di mediare tra le idee eccellenti che già girano ma che non sono abbastanza conosciute e la Fondazione Curella potrebbe essere il “butta dentro” di queste idee. Bisogna rinnovare il modo di pensare”.

Puntare a una crescita sostenibile creando le giuste condizioni perché si possa realizzare. E’ ottimista il professore Rainer Masera: “In Sicilia esistono forze significative che devono soltanto trovare le condizioni adatte a decollare. Vorrei che anche le banche locali e non ci spiegassero come si aiuta a crescere, pronte a sostenere le iniziative imprenditoriali del territorio dove operano. Credo che vada fatta anche una riflessione su quanto gli istituti di credito locali scommettano sul tessuto imprenditoriale dei territori”.

T.C

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