Una “furtiva lagrima”, non d’amore come nel famoso “Elisir” di Donizetti, ma di rabbia e dolore, rischia di far capolino dagli occhi di ben 44 famiglie, i cui posti di lavoro sono messi a dura prova dalla recente polemica intercorsa tra i vertici del Teatro Biondo e il Comune di Palermo. Il motivo? “La vicenda del rilancio del Teatro Biondo presenta aspetti oscuri che non si possono tollerare, soprattutto quando in ballo c’è il futuro di 44 famiglie e di un pezzo di storia e di cultura della città”. Lo dice il capogruppo di Idv al consiglio comunale di Palermo Filippo Occhipinti, che in questi giorni ha posto la questione in conferenza dei capigruppo. “Non si può parlare di rilancio del Teatro se poi non si danno con regolarità i fondi stanziati, creando sperpero su sperpero e chiedendo sacrifici sempre e solo ai lavoratori che hanno rinunciato al 25% del loro stipendio nel 2013 fidandosi di questa amministrazione Comunale e del nuovo sovrintendente Alajmo. Nel 2014 -continua Occhipinti- il Comune sembra avere dichiarato guerra al nuovo sovrintendente. L’anno scorso, infatti, ha erogato solo 150 mila euro degli 1,75 milioni promessi, obbligando il Biondo a prestiti bancari che comportano interessi per 250mila euro. La stessa somma complessivamente chiesta dagli amministratori come ulteriore taglio e sacrificio ai 44 lavoratori del Teatro, pena l’impossibilità di chiudere il bilancio previsionale e di programmare la stagione teatrale, arrivando a minacciare lo scioglimento del Teatro. In altre parole, o si taglia o si chiude. Ma i lavoratori hanno già dato, ora i soci trovino altre soluzioni. Ho chiesto di convocare per la prossima conferenza dei capogruppo l’assessore al Bilancio, Luciano Abbonato, e quello alla Cultura, Andrea Cusumano, per capire se il sovrintendente Alajmo gode ancora della fiducia di questa Amministrazione e quale sia il reale progetto per il rilancio del Biondo, che non può prescindere dalla richiesta di riconoscimento di Teatro Nazionale o di interesse Nazionale, che garantirebbe anche entrate più cospicue: in caso contrario -conclude Occhipinti- è meglio sostituire subito il sovrintendente. In mancanza di risposte, chiederò la convocazione in consiglio dei soci del teatro, ovvero Comune, Regione, Provincia e Fondazione, perché chiariscano le loro reali intenzioni”.

Ma Roberto Alajmo, sovrintendente del teatro Biondo, minimizza: “Non mi risulta che sia attualmente in discussione la fiducia nei miei confronti, che anzi sento fortemente da parte di tutti. Il fatto è che attualmente stiamo attraversando una crisi politica in cui gli interlocutori sono difficili da stanare. Credo anzi che attorno alla mia persona ci sia il massimo del consenso, d’altronde sarebbe strano il contrario. Vorrei che ci fosse maggiore attenzione nei confronti dalla cultura in generale e del teatro Biondo in particolare in quanto, paradossalmente, per noi non si tratta neanche di una questione finanziaria: i fondi ci sono, attendiamo delle risposte, che devono essere risposte univoche, sulla questione del Teatro Nazionale, perché altrimenti non andiamo da nessuna parte”.

di Teresa Fabiola Calabria

 

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