di Agnese Maugeri

CATANIA- Un pomeriggio uggioso, uno storico teatro di città, tanta gente estranea che ha deciso di condividere insieme del tempo, un palco, due sedie e un libro.

signoriniQuesta è lo scenario che ha accolto Alfonso Signorini, giornalista, direttore del settimanale “Chi”, alla presentazione del suo nuovo libro “L’altra parte di me” organizzata da Panorama d’Italia al teatro Sangiorgi di Catania.

Una chiacchiera tra amici dove ridere e ricordare ascoltando racconti nuovi tra i vari personaggi del mondo dello spettacolo e vecchi come le memorie di infanzia di una famiglia simile a molte altre nel nostro paese.

Giorgio Mulè, giornalista, grazie all’ausilio di alcune fotografie proiettate su un maxi schermo, ha intervistato Signorini che piacevolmente ha mostrato al pubblico presente in sala i vari aspetti di una vita fatta di successo, fatiche, lacrime e risate.

Dagli inizi, quando per aiutare i suoi genitori con le spese universitarie vendeva l’enciclopedia “Conoscere” porta a porta, incappando in qualche drammatico incidente «dopo una giornata passata in giro a non vendere neanche un volume, un bell’imbusto al 9 piano di un palazzo mi disse che non aveva cosa farsene di un’enciclopedia, così io per cercare di convincerlo gli risposi, si può sempre imparare. Il tipo mi prese mi sollevò da terra e mi scaraventò giù tirandomi i tomi addosso, alla fine qualcosa la rimediai ben dodici punti in faccia».

Alla sua cattedra da professore di Lettere all’istituto di gesuiti Leone XIII a Milano, fino all’intervista in esclusiva con Pavarotti che gli cambiò la vita.

«Da ragazzino a differenza degli altri miei coetanei amavo ascoltare le opere e la mattina verso le 6 me ne andavo alla Scala per sentire le prove, ho iniziato così a frequentare l’ambiente e a conoscere i vari interpreti e diventai con il passare del tempo amico di Pavarotti. Un anno, per l’inaugurazione della Scala, decisero di mettere in scena il Don Carlos, tutti i critici e gli esperti del settore dicevano che Pavarotti non sarebbe mai riuscito a interpretarlo perché la sua voce non era adatta all’opera di Verdi. Luciano si chiuse in un silenzio stampa e non volle vedere nessuno fino alla prima. Io allora pensai che essendo amici avrebbe potuto rilasciare a me l’intervista e io così sarei diventato famoso coronando il mio sogno di giornalista. Finite le prove gli spiegai tutto e lui mi mandò via malamente, io ostinato tutte le sere lo aspettavo e lui sempre più arrabbiato mi cacciava. Una mattina mentre ero a scuola ricevetti una telefonata di mia mamma che mi avvertiva che la segretaria di Pavarotti mi cercava e che lui mi avrebbe aspettato la sera nel suo albergo. Quella sera andai e trovai Luciano seduto in poltrona che mangiava parmigiano, mi guardò e disse: Chi sono io per negarti un sogno, mi inimicherò tutti i critici ma voglio aiutare un mio amico. L’intervista esclusiva rimbalzò sulle prima pagine delle più importanti testate d’Italia e io iniziai la mia carriera».10804987_10205375181127868_1999420592_n

Non solo l’amicizia con Pavarotti ma tante altre hanno costellato la vita di Signorini e vengono raccontate in questo nuovo libro, si parla della sua relazione con Valeria Marini cinque mesi di folle passione, alla sua grande amicizia con Marina Berlusconi, al rapporto paterno con Silvio Berlusconi che proprio nel periodo della perdita di sua madre gli diede conforto e supporto «un uomo che ha commesso molti errori, che ha ripagato, ma dal forte ottimismo e umanità», fino all’amico Matteo Renzi del quale dice «ha una parlantina strepitosa, lo stimo come persona, lui vuol star molto al governo e poi vorrebbe anche far televisione; sa ciò che vuole, ora bisogna vedere se sa passare ai fatti».

Il momento più toccante è legato ai racconti di famiglia a sua nonna Erminia, pecora nera perché osò risposarsi pochi mesi dopo la morte del marito e ai suoi genitori che compirono tanti sacrifici per aiutarlo, Alfonso frequentava il conservatorio da ragazzo come privatista e un giorno tornato a casa trovò un pianoforte a muro, solo in seguito capì che i suoi genitori avevano impegnato l’anello di fidanzamento e un orologio d’oro per poterlo comprare.

«Il sesso a casa mia fu sempre un tabù per questo quando capì di essere gay, io in cuor mio avrei preferito essere etero e ho taciuto per molto tempo pur di non dar loro questo dolore», dice Signorini, ma poi rivelò la sua natura e fece conoscere anche il suo compagno Paolo a sua mamma, ciò che lo sconvolse maggiormente fu notare che il giorno in cui morì, la sua mamma, indossava proprio una maglietta che gli aveva regalato Paolo tornando da una regata.

B1YFl6FIAAATEBg.jpg-large«L’amore non ha sesso è qualcosa di straordinario che riguarda tutto e tutti» questo è il messaggio che vuol lasciare Signorini alla platea. Certo il suo lavoro lo dipinge come un mostro, re del Gossip, ma come ci spiega dopo lui «mangiare un gelato in un certo modo fa ridere bisogna prenderla così non ferisce né lede nessuno, sono ben altri i problemi e le calunnie che le persone devono affrontare».

Alfonso in questi anni si è allontanato dalle scene perché un’atroce malattia lo ha colpito, oggi ne parla con il sorriso sulle labbra «non bisogna spaventarsi ma accettarle e cominciare a combattere per se stessi per chi ci ama e per ritrovare una nuova vita», ed è esattamente quello che lui ha fatto in questo libro “L’altra parte di me” un’autobiografia che scava dentro il personaggio Signorini per trovare e donarci la persona Alfonso.

«Il libro l’ho scritto per me era un bisogno, vorrei tramite esso far capire il valore della fatica, vorrei spiegare che nella vita nulla viene regalato, ma è anche un libro che trasuda ottimismo e amore, sono poche le persone di cui parlo perché non mi interessano i personaggi ma le persone, la mia vita è fatta di felicità e difficoltà ma sono proprio i momenti peggiori che ti lasciano qualcosa da dove costruire e ripartire».

Agnese Maugeri

A proposito dell'autore

Divoratrice di libri con una brutta dipendenza adoro “sniffare” quelli nuovi. Logorroica, lunatica, testarda. Amante del teatro, ballerina mancata, l'altezza (esagerata) ha infranto il mio sogno. Appassionata di cinema, tutto ma non horror. Scrittrice per indole, il modo più istintivo per sentirmi bene, prendere carta e penna e scrivere Aspirante giornalista per vocazione e CakeDesigner per diletto. Non sto mai ferma puoi incontrarmi mentre recensisco un evento, una prima o un vernissage, con in borsa un libro e biscotti per ingannare l'attesa!

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