di Salvo Reitano

Non è servito l’appello delle imprese, cadute nel vuoto tutte le iniziative 

Catania – L’area industriale di Pantano d’Arci è la fotografia del degrado, dove regnano rifiuti e detriti  accumulati e mai rimossi, dove ci si imbatte in montagnelle di sterpaglia, dove le strade sono dissestate e piene di buche, dove la pensilina dell’autobus è pericolante. Ovunque ci sono macerie: frigoriferi, televisori in disuso, cartoni, pneumatici e  reti sgangherate. Eppure, qui, le imprese sono costrette a pagare una tassa sui rifiuti tra le più elevate d’Italia. Del resto, siamo o non siamo la Milano del sud.
Servirebbe una bonifica dell’intera area ma l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Enzo Bianco, sembra non volerne sapere,  nemmeno del  grido d’allarme lanciato da Confindustria Catania  per denunciare l’iniquità della tassa. Schermata 2015-05-21 alle 17.28.39
In un documento sottoposto all’attenzione dell’assessore comunale all’Ambiente Rosario D’Agata nel marzo scorso, l’associazione  degli industriali etnea aveva infatti espresso il disagio delle aziende costrette a subire una tassazione ingiustificata a fronte di un servizio di nettezza urbana del tutto carente se non addirittura inesistente.
Nell’arco di un triennio – avevano rilevato gli imprenditori-  l’aliquota ordinaria del tributo nel territorio è aumentata del 20% passando dal 7,80 (Tarsu 2011) al 9,40 (Tari 2014) regalando a Catania il primato di città con tassazione tra le più elevate del Paese:  tripla rispetto Schermata 2015-05-21 alle 17.30.09a Palermo e quasi cinque volte superiore a quella pagata dalle imprese di Segrate.
“Purtroppo,  ad oggi –  sottolineano  gli imprenditori –  nonostante l’impegno assunto dall’amministrazione comunale a venire incontro alle esigenze delle attività produttive, rileviamo con rammarico che nessun passo avanti è stato fatto per individuare un percorso condiviso,  capace di assicurare un servizio di raccolta dei rifiuti efficace ed economicamente sostenibile, degno di un territorio che aspira a fare da traino –  per il momento solo sulla carta –  al grande distretto produttivo del Sud-Est dell’Isola”.
“Né  –  concludono gli imprenditori – alcun segnale concreto è ancora giunto rispetto all’istituzione,  più volte sollecitata, di un tavolo tecnico tra le istituzioni locali,  necessario ad avviare immediatamente  la riqualificazione dell’agglomerato industriale  di Pantano d’Arci, il più grande del Mezzogiorno  per estensione,  con 250 imprese e 10 mila occupati.   Non interventi tampone, insomma, come quelli realizzati fino ad oggi,  ma una programmazione strategica capace di garantire la permanenza e lo sviluppo delle attività produttive nel territorio”.Schermata 2015-05-21 alle 17.29.35
Purtroppo  il degrado segnalato  dagli imprenditori è ormai strutturale, come si evince dalle immagini, perché da tempo l’ente pubblico non si occupa più non solo di migliorare, ma nemmeno di mantenere il decoro e la funzionalità di buona parte dell’area produttiva.
Due sono i quesiti che ci si pone: è giusto che gli imprenditori che, ogni giorno, sono in trincea e pagano cartelle delle tasse da migliaia di euro l’anno debbano avere questo tipo di servizi fuori dal cancello delle loro aziende?
E inoltre: quale futuro investitore penserebbe mai di insediarsi a Pantano d’Arci una volta che, in un eventuale sopralluogo, si imbattesse nel degrado e nei rifiuti?».
Riteniamo che va ripensato globalmente il sistema delle manutenzioni e della nettezza urbana che allo stato attuale è deficitario sotto tutti i punti di vista.
È difficile capire perché nell’immediatezza della richiesta l’amministrazione si impegna a venire incontro alle esigenze delle imprese e poi latita senza dare riscontri.
Gli imprenditori, nella loro segnalazione sollecitano una maggior vicinanza delle istituzioni, ma ricordano anche la fondamentale questione della sicurezza, rammentando che mai all’interno delle loro attività sarebbe consentito di lavorare con strutture così fatiscenti e pericolose come quelle che sorgono appena varcati i loro cancelli, dove inizia il suolo pubblico.

S.R.

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