Ha lavorato fianco a fianco di Paolo Borsellino quando era in servizio nei Reparti investigativi antimafia dei Carabinieri, Salvo Martorana ha lasciato l’Arma esattamente 20 anni fa e, adesso, nell’anniversario della morte del giudice e dei suoi agenti di scorta, ci ricorda il Borsellino uomo. E sulla trattativa Stato-mafia dice che…

 di Daniele Lo Porto

 PALERMO – Ha lasciato l’Arma, adesso si occupa di tutt’altro: dal sociale all’istruzione, ma sulla stagione delle stragi di mafia i ricordi sono nitidi.Foto per la stampa uno

–  Dottore Martorana, lei è stato uno dei primi “angeli custodi” di Paolo Borsellino. Era diventato quasi una persona di famiglia, come si può leggere anche da alcuni atti firmati dal magistrato palermitano. Com’era nel privato Borsellino? Un aneddoto che ricorda immediatamente.

“Conobbi il grande giudice Borsellino e la sua famiglia dal momento in cui la mafia di San Lorenzo di Palermo uccise il capitale dei Carabinieri. Basile.  Io ero in servizio presso il Nucleo investigativo dell’Arma di Palermo e nella sua qualità di giudice istruttore a Borsellino gli venne affidato il fascicolo.  Ricordo che in quegli anni non esistevano i nuclei scorta, pertanto chi svolgeva indagini del nucleo investigativo andava a collaborare con il  magistrato titolare delle indagini. Io divenni insostituibile per il giudice, e molto caro alla famiglia che aveva in me  cieca fiducia. Borsellino era un uomo  umilissimo, cordiale.  Gli  piaceva tanto poter pranzare in una bettola con l’arredamento molto spartano. Quando era fuori non erano rari i momenti di tensione ma lui spesso diceva alla famiglia, anche in mia presenza:  “solo Salvo riesce a non farmi innervosire”. Oppure quando veniva a cenare a casa mia diceva a mia moglie Rosy:  “non ti applicare troppo a cucinare, quattro patate e una bottiglia di vino sono sufficienti”, e rideva con un’espressione di grande serenità”.

  – Oggi è la ricorrenza della strage, certamente uno dei misteri della storia moderna di questo Paese. Crede che sia stata tutta opera esclusivamente della mafia o che ci siano state complicità inconfessabili, come per Falcone?

“Devo dire che le due dolorosissime  stragi sono diverse una d’all’altra.  Quella di Falcone ha una forte matrice di mafia non solo siciliana, ma degli Stati Uniti. Era stata una promessa già dichiarata dalla mafia di New York, ma con il braccio operativo dei corleonesi.  Mentre quella del giudice Borsellino, è stata la paura dei colletti bianchi, dei suoi nemici istituzionale a 360 gradi”.

 – Lei sta scrivendo un libro su quegli anni. Cosa ci può anticipare? Quando sarà in libreria? Foto con allievi sede CL

“Sto scrivendo il libro compatibilmente con le mie attività culturali che mi impegnano molto. Le posso anticipare che avrà per titolo: “LA VERITA'” . Probabilmente potrebbe uscire tra dicembre  e il prossimo gennaio. Sarà pubblicato in un’altro stato, per motivi facili da capire, e poi lo faremo veicolare in tutte le librerie del mondo con l’aiuto della stampa e di bravi e seri giornalisti”.

– Dopo i “professionisti dell’antimafia” si è passati, in tempi recenti, “alla mafia dell’antimafia”. Cosa ne pensa?

“Quelli che venivano considerati i professionisti dell’antimafia, nella fattispecie Borsellino e Falcone, così ritenuti dallo scrittore Sciascia, il quale successivamente chiese scusa a Borsellino in mia presenza,  erano solo magistrati. Il loro impegno di magistrati ero genuino e serio, non condizionato o finalizzato alla politica. Oggi vi sono movimenti antimafia con molto promiscuità, collegati da una regia politica, compreso il fratello e la sorella Rita Borsellino, pertanto non posso condividere, ma solo provare amarezza”.

– Cosa è cambiato in Sicilia dopo il sacrificio di Falcone e Borsellino? Come è cambiata la mafia dopo il filone stragista?

“E’ cambiato con il risveglio delle coscienze, con magistrati chiacchierati  transitati in politica,  generali e colonnelli, prefetti,  questori,  dirigenti di Polizia coinvolti in vicende tutt’altro che chiare e nobili. La mafia ha avuto mutamenti naturali, dovuti agli eventi storici, perchè dopo l’arresto del capo dei capi  Michele Greco (detto il papa), cadde il mito e la paura che provocava il più grande mafioso collegato con gli Stati Uniti.
Pensare di arrestarlo allora era utopistico. Anche per la paura che era diffusa tra le forze di polizia, Foto con insegna Salvo e Giudice Borsellino 3ma di quei Carabinieri cosa si sa?, Che fine hanno fatto? sono stati considerati eroi o sono stati maltrattati?  Sono certo dell’ultima ipotesi.  Dopo il susseguirsi di arresti e dei primi pentiti, la mafia si riorganizza non solo per la presenza sul territorio, inizia la guerra  tra le varie cosche, aiutando le forze di polizia in diversi modi a fare pulizia. Oggi la mafia si è rinnovata, è più intelligente, più armata, meno visibile ma presente con molte figure inaspettate.
E’ una mafia che non vuole più creare allarme sociale  riducendo drasticamente gli omicidi rispetto ad altri stati ed ad altre regioni d’Italia. Una mafia intelligence, che mira agli affari e che odia il piccolo delinquente a maggior ragione se ignorante.
Oggi la mafia non è più pericolosa per il cittadino comune come prima, non perchè non abbia capacità o organizzazione ma, perchè mira ad altro”.

– Cosa ne pensa della presunta trattativa tra Stato e mafia?

“La trattativa Stato-mafia c’è sempre stata.  Appena giunto a Palermo il tenente  colonnello Mori al Comando del Gruppo  di Palermo, predispose la distruzione di 25.000 mila fascicoli dall’archivio del Gruppo, e tra questi c’erano fascicoli intestati a mafiosi. Dopo alcuni mesi Borsellino mi chiese “che tipo è questo colonnello  Mori? Che sta facendo?”.  Gli risposi:  “si preoccupa di far distruggere i fascicoli e della ristrutturazione della caserma”. Borsellino mi disse:  Foto con microfono quale Pro Rettore Westbrook“Salvo, devi verificare come si comporta il colonnello  Mori, ho strane notizie”.  Io risposi: “Mori, il capitano . Obinu e  Subranni  hanno detto che i magistrati devono fare i magistrati e non gli investigatori, perchè adesso hanno rotto i coglioni”. il resto lo leggerà sul libro. Anche in anni recenti la trattativa esisteva.  Nessuno aveva intenzione di arrestare Riina e Provenzano, se non per iniziativa  di soli alcuni investigatori. Ma, gliela posso fare io una domanda?”

– Certo.

“Le sembra normale  che io dopo 22 anni non sia mai stato interrogato dalla magistratura dopo quattro processi, essendo  conosciuto da amici e nemici di Borsellino, sia dalla Magistratura che dall’Arma dei Carabinieri di cui ne facevo parte sino al 1994?

– Non saprei, credo di no…

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