Il Sindaco, “era il punto di riferimento naturale di uno sport meraviglioso che ha avuto a Catania delle grandi eccellenze, in gran parte grazie alla sua passione, al suo disinteresse, al suo entusiasmo”. Il presidente della Fir Gavazzi, “Era un motore per tutti”. Il figlio Alberto, “Far risorgere il rugby catanese”

Il sindaco di Catania Enzo Bianco ha intitolato lo stadio del rugby di Santa Maria Goretti a Benito Paolone nel corso di una breve e affollata cerimonia alla quale erano presenti tra gli altri i familiari, il presidente della Fir Alfredo Gavazzi, l’assessore allo Sport Valentina Scialfa e la presidente del Consiglio comunale Francesca Raciti.

Benito Paolone ex parlamentare di An, morto a Catania nel gennaio del 2012 all’età di 78 anni, pur essendo nato a Campobasso aveva, come ha sottolineato Bianco, “Scelto Catania come sua città amandola profondamente”. Qui aveva fondato, negli anni Sessanta, quell’Amatori Catania che, tra mille difficoltà economiche e organizzative, aveva sempre, sotto la sua guida, mantenuto un altissimo profilo, giungendo a diventare, nel 1982, la squadra vicecampione d’Italia.

“Benito – ha detto Bianco, dopo aver ricordato le battaglie politiche che lo avevano opposto a Paolone – era il punto di riferimento naturale di uno sport meraviglioso che ha avuto a Catania delle grandi eccellenze. E se ha avuto queste eccellenze si deve a molte persone ma, consentitemi di dire che si deve moltissimo alla passione, al disinteresse, all’entusiasmo di Benito Paolone. Per questa ragione ho ritenuto che fosse un dovere della città di Catania ricordarlo, e mi sono chiesto cosa sarebbe piaciuto a Benito più di ogni altra cosa. Non ho avuto il minimo dubbio che si trattasse dell’intitolazione di questo stadio del rugby. E allora ci ho messo una firma con tutto il cuore, per dire grazie Benito per quello che hai fatto per la città e, in qualunque posto ti trovi in questo momento, siamo certi che tu stia sorridendo”.

Il figlio di Benito Paolone, Alberto, già nazionale di rugby, presente alla cerimonia con la madre e la sorella Sabrina, ha ringraziato “il Sindaco per aver voluto intitolare questo stadio a mio padre” e ha chiesto “al mondo del rugby catanese di riunirsi per un nuovo inizio, nel nome di Benito Paolone, maestro di rugby e di vita, perché bisogna far risorgere questo sport”.

Dello stesso tenore l’intervento di Gavazzi, che ha poi tratteggiato un personale ricordo di Paolone: “era per tutti – ha detto – uno stimolo e un motore e siamo stati vicini in tante battaglie e con tanta amicizia. Paolone aveva un grandissimo spirito di abnegazione e sacrificava tutto se stesso per questo sport”. Altri commossi ricordi sono venuti da due ex atleti dell’Amatori, Vito Branca e Nicola Sapuppo. Alla cerimonia erano presenti numerosi esponenti politici, tra cui molti consiglieri comunali, molti rappresentanti di federazioni e società sportive, a cominciare dal presidente regionale della Fir Orazio Arancio, e parecchie delle “vecchie glorie” della società biancorossa.

 

“L’inconfondibile voce un po’ roca, l’accento esotico (era di Campobasso) e poi quella parola (“stronzi”) alla quale dava mille sfumature, dal complimento più generoso all’insulto duro. Aveva il cuore ovale, come la palla di cuoio che tanto amava, con smisurata passione. E con altrettanto disprezzo guardava al mondo del calcio, come solo i rugbisti sanno fare. I calciatori hanno creste scolpite con il gel, i rugbisti mani sporche di fatica e sudore, non sgambettano chiome al vento, ma tuffano muscoli e coraggio nel buco nero di una mischia. Era uomo di destra, una destra sociale che distraeva i ragazzi dai pericoli delle strade e della periferia. La sua Amatori era scuola di sport e di vita, la maglia rossa e palpitante come il suo cuore, prima che perdesse l’ultima meta. Grazie, Benito. A te!” (Daniele Lo Porto)

 

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