Marco Iacona –

 

Grande cantate lirico, come se non bastasse persona che non le manda a dire. Incontro il basso Carlo Colombara in camerino, alla fine della sua ultima recita di “Attila” al “Bellini” di Catania. Da queste parti l’“Attila” non veniva dato da più di trent’anni.

Colombara veste ancora i panni del protagonista, il carismatico re degli re unni: ha parecchie cose da raccontarmi. Artista lirico dal repertorio molto vasto: canta Bellini, Donizetti, Gounod, Rossini, Puccini. Naturalmente Verdi. Si è esibito nei teatri che contano, a Vienna, New York, Londra, Salisburgo. Ha debuttato alla Scala nel 1988 col “Simon Boccanegra” (Pietro). Insomma – per i pochi che non lo conoscessero – non è artista alle prime armi.

 

Maestro, “Attila” tra i ruoli verdiani dove lo colloca per difficoltà?

Tra i primi tre, insieme a “Nabucco” e i “Lombardi”, per un basso.

 

Lei ha cantato coi più grandi direttori d’orchestra, ho letto nomi di grande prestigio ne vuole ricordare qualcuno?

Ricordo di non aver cantato con Claudio Abbado, per il resto ho cantato con tutti. Ma non vorrei far torto a qualcuno del quale mi potrei dimenticare.

 

La prima volta a Catania, questa?

È la terza volta. Sono venuto nel 1990 per “Norma”, poi nel 2001 per “Simon Boccanegra” e poi sono tornato quest’anno per “Attila”.

 

Senta maestro, ultimamente ho letto frasi sue non particolarmente felici in merito alla gestione del teatro “Bellini”…

Sono stato fin troppo buono. Questo teatro ha potenzialità enormi, ha un’orchestra fantastica, un ottimo coro, le maestranze della parte artistica sono eccellenti. Purtroppo la parte organizzativa e direzionale-amministrativa, è da buttare in mare. Non semplicemente da rinnovare ma da buttare in mare! Sta distruggendo un teatro tra i più belli d’Italia.

 

Capisco. Ha nomi da fare?

Vorrei farne di nomi, ma come faccio? Non si è presentato nessuno! Non so i nomi di queste persone. Non conosco il nome della sovrintendente, non so il nome del direttore artistico, mi hanno detto che è un cinese, bah non lo so! Pensi, non è mai arrivato un messaggio neanche per la convocazione delle prove. Non ha funzionato nulla durante le prove!

 

La sovrintendente è dimissionaria, lo sa no?

Peggio per lei. Meglio per noi, forse. Non lo so, mi creda. Per quello che conta, dimissionaria o no, non mi sembra che abbia fatto granché.

 

Questo pubblico cosa merita secondo lei?

Il pubblico? Quello che è rimasto del pubblico! Io ricordavo il teatro pieno. Probabilmente hanno fatto talmente schifo gli amministratori degli ultimi anni – sono venuto nel ’90 e il teatro era pieno, nel 2001 ed era pieno – che non so davvero cosa sia successo negli ultimi quindici anni. So che hanno disdetto più di mille abbonamenti, so che il teatro è mezzo vuoto. Ecco: vuol dire che hanno fatto porcherie. Questa gente se ne deve andare, solo così si potrà avere un teatro serio!

 

Lei come vede il futuro qui? Si è fatto un’idea?

Se avessi la sfera di cristallo… come faccio a vedere il futuro? Dipende dalla buona volontà che fino ad oggi non c’è stata. Dipende dal sindaco da che cosa vuol fare di questo teatro.

 

Non ha visto neanche il sindaco, scommetto…

Guardi, io ho incontrato solo i miei colleghi, i parrucchieri, il pubblico, nessuno si è fatto vivo. Non ho visto nessuno. E forse è stato meglio così perché sennò gliene avrei dette di brutte…

 

Le altre volte qui è Catania è stato decisamente meglio, no?

Quello era un altro teatro. Non c’è confronto. È come parlare del nero e del bianco.

 

Dovrà fare altre recite?

No oggi (12 dicembre, ndr) è stata l’ultima.

 

Un piccolo bilancio allora, da un punto di vista artistico…

Dal punto di vista artistico questo è forse stato il più bell’“Attila” che abbia cantato in vita mia. Con colleghi meravigliosi. Sono strafelice dell’orchestra che è veramente di altissimo livello e dell’amicizia che ho con tutto il coro. Dal punto di vista artistico questo teatro merita molto di più di quello che ha in questo momento. Mi creda.

 

Maestro, tornerà?

Io vorrei tornare, perché questo teatro mi piace. Mi piace lavorare qui. Ma a una condizione: che si ricominci a fare le cose seriamente. Mi dica lei, come faccio a trovarmi a mio agio in queste condizioni?

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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