2015-03-25 13.31.22

E’ stata polemica fra la Curia, i maestri e  i genitori che difendono la laicità della scuola pubblica, nei giorni scorsi in due scuole di Bologna.

Nonostante, il ricorso al Tar di 11 insegnanti, 7 genitori e di Scuola e Costituzione, il consiglio di istituto delle scuole in oggetto ha deciso di lasciare entrare i parroci in classe per le benedizioni pasquali.

Prima che venisse pronunciata una qualche sentenza da parte dei giudici amministrativi, è stato proclamato il via libera alle benedizioni richieste dai parroci di tre chiese della zona.

La notizia è rimbalzata persino sul New York Times, dove il dibattito su questo tema è molto sentito.

Ci si chiede infatti, fino a che punto la religione può entrare nella vita pubblica?

A gennaio di questo anno il Lussemburgo ha stipulato un miniconcordato valido per i prossimi 20 anni, dove si può valutare una riduzione degli aiuti  statali a favore della Chiesa, e l’abolizione dei corsi di religione per sostituirli con dei corsi sui valori.

Abbiamo intervistato presidi e insegnati per conoscere meglio la realtà locale.

La preside Simona Perni del II circolo didattico Biancavilla: “II IICD di Biancavilla, come tutti gli istituti statali, è una scuola laica. Tuttavia in occasione delle festività religiose partecipa alle attività e agli eventi promosse dalle comunità religiosa in quanto queste fanno parte integrante del territorio e ciò che viene proposto è fortemente legato alle tradizioni storiche oltre che religiose del paese. La partecipazione a questi momenti oltre a rinforzare l’identità culturale degli alunni e la loro appartenenza alla società e al luogo in cui vivono consente di rinsaldare il legame tra scuola e territorio, legame che contribuisce alla formazione del futuro cittadino. Nel periodo pasquale, ad esempio, la nostra scuola partecipa a queste attività:   tutte le classi della scuola primaria e dell’infanzia in occasione della festa di San Giuseppe gustano il “riso di San Giuseppe” realizzato con ceci e finocchietto selvatico e le crespelle di San Giuseppe. Quest’attività viene svolta con  il contributo dei genitori che cucinano il riso e lo portano nelle classi per farlo gustare ai bambini per ricordare il tradizionale pasto che in occasione di San Giuseppe era offerto ai meno indigenti;  le classi quinte del’istituto partecipano alla visita dei misteri pasquali (visita che avverrà giorno 30 marzo) ossia la visita alle chiese del paese presso cui è allestita un’attività relativa ai misteri pasquali; 3) tutte le classi di scuola primaria e di scuola dell’infanzia partecipano alla mostra della solidarietà durante la quale sono gustati i dolci tipici della tradizione pasquale i ‘cicilia’ (forme di pasta di biscotto o di pasta d pane all’interno di cui sono posizionate delle uova simbolo pasquale della rinascita di Cristo). Anche in questa occasione l’apporto dei genitori è fondamentale poiché cucinano tali dolci”. (intervista condotta da Anita Rapisarda)

Antonio Arena, insegnante di Religione cattolica al Liceo Linguistico e delle Scienze Umane “Francesco De Sanctis” di Paternò

– In quanto Istituto Statale, l’istituto in cui insegna è una scuola laica, che prevede comunque fra le discipline lo studio della religione cattolica. In occasione delle festività religiose come partecipa l’istituto alle attività e agli eventi promossi dalle comunità religiose del territorio cui appartiene?

“E’ opportuno ricordare che c’è una differenza sostanziale tra l’insegnamento della Religione cattolica, che s’impartisce a scuola, e gli itinerari di catechesi, che sono proposti nelle Parrocchie, nei Gruppi e nelle Associazioni cattoliche. La catechesi educa alla vita e alla pratica cristiana. L’ora di Religione cattolica, in una Scuola laica, quindi pluralista, è finalizzata, invece, alla conoscenza e al confronto con i principi e i valori del Cattolicesimo, inteso come patrimonio storico – culturale dell’intero popolo italiano. Alla luce di questa doverosa precisazione, le festività religiose, in particolare quelle del Natale e della Pasqua, vengono presentate e approfondite, durante le ore settimanali di Religione, affinché gli alunni possano coglierne la centralità nella vita della Comunità cristiana e il nesso con la cultura e le tradizioni popolari che si sono sviluppate nel territorio”.

–  Sono in programma visite alle Chiese, esercizi spirituali o altre attività propedeutiche alla Santa Pasqua? Gli alunni sono lieti di parteciparvi?

“La formula dei tradizionali ‘esercizi spirituali’ è decisamente superata. Compatibilmente con l’organizzazione dell’attività didattica d’Istituto e in sinergia con gli insegnanti di Lettere, Filosofia, Arte., si preferisce promuovere degli incontri di riflessione sui grandi temi dell’esistenza umana, puntando, anche a partire dai temi pasquali e da testimonianze concrete, ad incoraggiare atteggiamenti e scelte improntati alla solidarietà. In prossimità della Pasqua, in una Parrocchia vicina all’Istituto, si tiene una Celebrazione Eucaristica, aperta a tutta la Comunità scolastica, sempre in orario extrascolastico, di modo che vi partecipino gli alunni e/o gli altri operatori scolastici interessati”.

–  Ci sono genitori che hanno manifestato dissenso allo svolgimento di questo tipo di attività?

“Non ho mai registrato manifestazioni di dissenso da parte dei genitori, anche perché è garantita la libertà di scelta degli alunni”.

–  Se alla scuola è dato il compito di istruire gli allievi, quanto collaborano, partecipano i genitori all’educazione religiosa dei figli?

“La carente partecipazione dei genitori ai processi educativi attivati  a beneficio dei figli, è problema che si riflette non solo sull’educazione religiosa, bensì, complessivamente, sul rapporto stesso tra le famiglie e la Scuola. Spesso l’unica attenzione che i genitori esprimono per la cultura religiosa dei figli si concretizza nella scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica”.

L’art. 9 punto 2 dell’Accordo con la Santa Sede, ratificato con la legge 25/3/1985 n. 121 sancisce il diritto per gli studenti di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica.

La Repubblica Italiana riconosce il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, assicura l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado, nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o meno di detto insegnamento.

Se la religione cattolica ha un fondamento storico in Italia è pur vero che il panorama del nostro Paese diventa sempre più multiculturale e che dovrebbe essere ampliata l’offerta formativa, dando l’opportunità a gli alunni di scegliere diversamente con corsi sostitutivi o religioni alternative, disposizioni e programmi che non posso essere improvvisati con l’anno scolastico in corso.

Anna Agata Mazzeo

 

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