Alla vigilia della Pasqua, in un momento di precarietà sociale che si accentua sempre più tra l’imperversare di guerre di  potere e di religioni,  dove il vilipendio dei diritti dell’uomo si fa  ancora più cruento, volgiamo  lo sguardo ai nostri studenti, dalla preadolescenza in su, disorientati e alla ricerca di punti fermi in cui credere. Giovani che necessitano di una risposta ancora più concreta da parte della scuola, chiamata ad assolvere un delicato compito formativo, non sempre supportato dalle famiglie. Abbiamo incontrato in proposito Daniela Fonti, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “San Domenico Savio” di San Gregorio di Catania.

–    In un momento di crisi dei valori,  come avete vissuto questa fase di preparazione alla Pasqua?

“Abbiamo messo in atto diverse iniziative sotto il profilo religioso e umanitario: per quanto riguarda il primo aspetto è stata davvero gratificante, sul piano del dialogo interattivo, la visita dell’arcivescovo Mons. Salvatore Gristina che abbiamo accolto il 19 marzo, con una grande partecipazione dell’istituto comprensiva dell’esibizione da parte del coro e dell’orchestra della scuola. Il secondo aspetto ha contemplato l’iniziativa del banco alimentare, devoluto alla Parrocchia di Padre Mauro , presente a fianco del vescovo e della responsabile della Caritas. Mi fa piacere cogliere un’adesione costante e massiccia degli studenti alle frequenti iniziative di solidarietà della scuola, che svolgiamo sempre in prossimità delle principali ricorrenze. I bambini di quarta e quinta elementare sono stati coinvolti dal Comune a  realizzare rispettivamente delle piccole  uova di Pasqua dipinte, dopo averle svuotate del contenuto che servirà per fare delle crepes il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza; e a partecipare a un mosaico, raffigurante S. Gregorio Magno, che verrà esposto nella piazza del paese durante i giorni di festa”.

–    Alla luce di tutto questo, si può affermare che nel vostro istituto si coltiva  una cultura della tradizione cattolica?

“Sì certamente. Questo profilo viene curato innanzitutto dagli insegnanti di religione che affrontano la materia non in modo dottrinario e avulso dall’interdisciplinarietà, ma collegandola alla storia delle religioni e all’ambito antropologico che comprende la storia dell’uomo. Per me è fondamentale infondere il rispetto delle diversità, sebbene la scuola abbia una  bassa percentuale di extracomunitari, ed è altrettanto importante sensibilizzare i ragazzi alle  donazioni verso chi è più bisognoso. In proposito abbiamo di recente realizzato un incontro sulla donazione del sangue e degli organi.  Io credo molto nel connubio di istruzione e saper donare. Da due anni aderiamo al Premio Salette, che assegna annualmente due borse di studio ai bambini più bisognosi dei quartieri  poveri di Catania”.

–    Le chiedo, in prospettiva, cosa può offrire di più  una comunità scolastica al contesto sociale che la circonda?

“Vivendo in una società  che propina ai ragazzi modelli del tutto fuorvianti,  ritengo che si debbano intensificare i momenti di riflessione, al di là del dialogo da approfondire ogni giorno nelle classi, per umanizzare quanto più possibile gli studenti facendo acquisire loro quell’apertura necessaria all’altro, oltre che per divenire  cittadini europei. E’ utilissimo ad esempio a tal fine il Progetto Erasmus, come bell’esempio di integrazione con altri paesi europei: abbiamo in proposito un gemellaggio con diversi stati, dei quali sono stati ospitati di recente numerosi studenti dalle nostre famiglie, e hanno frequentato le lezioni del nostro istituto.  Questo ci proietta su un’ottica di crescita umana, civile e  ovviamente religiosa, perché si promuovono valori universali”.

 

Anna Rita Fontana

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