di Salvatore Spoto

ROMA – Pasta alla Norma: marcia trionfale d’entrata del gusto e stile della cucina catanese nella gastronomia romana. Sempre più presente nei pasta-alla-normaristoranti della Capitale, si è affermata anche nei luoghi di grande aggregazione estiva. Sull’Isola Tiberina, al centro del Tevere, e sul vicino Lungotevere, scenario di prestigiose iniziative cinematografiche internazionali dell’‘Estate romana 2014’, campeggia nei cartelloni che presentano i piatti tradizionali della città, accanto a ‘spaghetti cacio e pepe’, ‘maccheroni con il sugo di coda alla vaccinara’, e ‘pasta alla carbonara’, ‘bucatini alla amatriciana’. Gli osti confermano: il piatto catanese è molto gettonato, e non solo dai romani. Una rappresentanza di cineasti, attori e attrici giapponesi giunti a Roma per una rassegna di film del Sol Levante, alle prese con le forchette (strumento per loro inusuale) sorridono divertiti. «Do you like? Piace?», alzano e abbassano velocemente la testa per annuire. Tra gli stranieri ci sono quelli, per esempio i turisti tedeschi, che non si limitano ad apprezzarla al naturale. C’è chi chiede al cameriere qualche bustina di zucchero per dare un pizzico di sapore in più al pomodoro.

Ciò che colpisce il catanese ‘romanizzato’, soddisfatto per il successo del piatto tradizionale cittadino è un particolare apparentemente insignificante: i menù dei ristoranti la riportano come ‘pasta alla norma’, con la ’n’minuscola. Tanto basta a procurargli una nuvoletta di magone sopra le testa. La domanda al ristoratore è rapida come freccia scoccata da un arco temprato di stizza: «Perché scrivete la parola ‘norma’con l’iniziale minuscola?». E quello: «Come dovrei scriverla? ‘cacio e pepe’, ‘amatriciana’l’ho scritta sempre in minuscolo. Vabbè che piace, ma scrivere con la maiuscola un tipo di pasta mi pare eccessivo…gliela faccio assaggiare…quant’è bona, ma sempre pasta è!». Nn è proprio quella dei suoi sapori preferiti: la melanzana è insipida e moscia, non fritta, ma bollita, fortunatamente la ricotta salata riesce a coprire generosamente la magagna.

Il catanese, finto ignavo, chiede: «Perché la chiamate ‘alla norma’?». Quello ha la risposta pronta: «Come vuole chiamare un piatto fatto a regola d’arte? Èun tipo di pasta saporita, leggera e non appesantisce lo stomaco. Ideale per non chiudere la serata con il bicarbonato». Con una punta di stizza, aggiunge: «Basta questo per scriverla con la lettera iniziale maiuscola?».

La nuvoletta di stizza (repressa) riappare prepotente, placata solo dal frequente passaggio di camerieri che portano ai tavoli piatti profumati di cara città lontana. Il catanese spiega: «Norma è il nome di una donna». Il ristoratore strabuzza gli occhi: «una cuoca? Non la conosco». «Ascolta la musica operistica?». «Si,soprattutto quella di Verdi, Bellini, Mascagni…». «Allora conosce la romanza ‘Casta diva’?». «Come no!   Ho anche il disco con le opere di Vincenzo Bellini…ma cosa c’entra Bellini con la pasta?». L’ingenuità dell’oste, condita di ignoranza, è quasi commovente. «Caro amico, il personaggio che canta una delle sue romanze preferite si chiama Norma, una donna, da lei l’opera prende il nome e quelli di persone vanno scritte con la lettera iniziale maiuscola. La chiamano così perché è una squisitezza per il palato così come la romanza di Bellini è una meraviglia per l’udito».
Il successo romano della ‘pasta alla Norma’è legato anche alla semplicità degli ingredienti. Molti ristoratori confermano che è preferita, a mezzodì, nella ‘pausa pranzo’degli impiegati. Saporita com’è, è riuscita a conquistare chi cerca un piatto veloce ed economico.

Il piatto tradizionale catanese, sempre più diffuso non solo a Roma, si è conquistato un posto anche su Wikipedia, grande enciclopedia di Internet. Vi si legge che forse è stato Nino Martoglio, giornalista e commediografo catanese, a battezzarla con quel nome, ammaliato dal sapore delicato ma intenso, evocando le note di Vincenzo Bellini e la malìa di Catania con l’Etna, vestita del bianco della neve e del rosso del fuoco, come un piatto di ‘pasta alla Norma’.

Salvatore Spoto

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