PATERNO’ – Nelle scorse ore, i Carabinieri di Catania hanno arrestato, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) della locale Procura, 16 persone appartenenti a due clan mafiosi di Paternò, affiliati ai Santapaola e ai Laudani.

Si tratta di Antonino Barbagallo, cl. ’76, Alessandro Giuseppe Farina, cl. ’85, Rosario Furnari, cl. ’78, Antonino Giamblanco, cl. ’65, Antonio Magro, cl. ’79, Vincenzo Morabito, cl. ’60, Giuseppe Parenti, cl. ’82, Vincenzo Patti, cl. ’79, Francesco Peci, cl. ’77, Salvatore Rapisarda, cl. ’55, Vincenzo Rapisarda, cl. ’88, Sebastiano Scalia, cl. ’74, Pietro Giovanni Scalisi, cl. ’57, Angelo Sciortino, cl. ’74, Giuseppe Tilenni Scaglione, cl. ’76 e Salvatore Tilenni Scaglione, cl. ’66.

Gli arrestati sono responsabili di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio e detenzione di armi: le indagini sono partite da un delitto avvenuto nella scorsa estate ed hanno permesso di delineare le dinamiche criminali dei due gruppi, ricostruendo strutture e modalità di gestione delle “casse comuni”. Gli arresti hanno anche consentito di fermare un vero e proprio piano organizzato, scongiurando altri omicidi: gli “ordini” venivano lanciati dal carcere attraverso urla verso l’esterno, dove c’era qualcuno ad ascoltare e a riferire.

Il sindaco di Catania Enzo Bianco ha espresso il proprio plauso per l’operazione “En plein”, condotta dai Carabinieri su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Catania, coordinata dal procuratore Giovanni Salvi, che ha portato all’arresto di 16 persone per associazione mafiosa e altri reati, e al sequestro di numerose armi. Gli arrestati facevano parte, secondo gli investigatori, di gruppi criminali dirette articolazioni delle cosche dei Santapaola e dei Laudani.
Il Sindaco ha telefonato per complimentarsi sia al Procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi, sia al comandante provinciale dei Carabinieri, il colonnello Alessandro Casarsa.
“L’operazione − ha sottolineato Bianco − ha di fatto disinnescato una guerra di mafia che rischiava di insanguinare l’intera provincia di Catania e rappresenta un altro passo in avanti per raggiungere una maggiore sicurezza sul nostro territorio”.

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