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di Anna Agata Mazzeo

Paternò – Dal sindacato giungono parole rassicuranti, la Cgil, nella persona di Davide Foti Segretario Generale Slc Cgil Catania, dice che ha già richiesto, come procedura di legge, un incontro urgente all’azienda, e che questo avverrà giovedì 7 c.m., “…le procedure di licenziamento sono state proclamate, ma non ancora aperte, i collaboratori con un contratto a termine hanno per legge 75 giorni di preavviso. La Cgil cerca un accordo che tuteli tutti i lavoratori, indipendentemente dal contratto di lavoro, se ci sono i margini di fatturato per la commessa Sky, si tenterà di salvare anche i 100 Co.co.pro. nonostante il contenzioso con il locatore del capannone in sede Monafria, e i 14 impiegati a tempo indeterminato, che si trovano in stato di esubero, oltre ai 74 impiegati INPS della sede di Tre Fontane”.

Non è ancora del tutto chiaro, come l’azienda si sia trovata in contenzioso, e in esubero di personale, con tutti gli strumenti che esistono per valutare i rischi d’impresa, a primo impatto appare evidente una politica di gestione delle risorse alquanto discutibile, a parte la diminuzione del volume delle chiamate gestite, che equivalgono a minori entrate.

“Il sindacato – continua Davide Foti – tenterà di mantenere inalterato il perimetro occupazionale, metteremo in campo tutti gli strumenti necessari a partire dagli ammortizzatori ordinari per garantire a tutti il posto di lavoro”.

Dopo la notizia shock che l’azienda bresciana Qè, call center che gestisce commesse inbound e outbound, ha aperto la procedura dei licenziamenti collettivi, cerchiamo di far luce sulla realtà aziendale e sulla situazione paradossale che molti lavoratori stanno vivendo. Riportiamo, di seguito, una testimonianza resa in modo anonimo, per tutelare la privacy del soggetto colpito dal provvedimento.

Era il 1 aprile quando gli operatori del Callcenter Qè venivano fatti alzare dalla loro postazione di lavoro per una convocazione, poteva avere l’aria di essere una burla, ma non fu così. Sede di Contrada Monafria, Zona Schettino, un operatore con contratto a progetto (co.co.pro.) ha deciso di farsi portavoce fra coloro che sono stati licenziati e di raccontare la triste vicenda a Sicilia Journal.

“In riunione, due persone dello staff, ci consegnano una lettera, dove sta scritto che data l’assenza di margini di guadagno per la commessa Sky, e dato che l’azienda si trova in stato di sfratto, in seguito alla morosità per l’affitto del capannone, sede principale dell’attività, il servizio sarebbe cessato a partire da giorno 5 aprile 2016. Credo che per legge avrebbero dovuto darci la notizia con almeno 15 giorni di preavviso, ci hanno assicurato anche che il servizio sarebbe continuato fino al 4 aprile, ed invece… Comunque nessuno ha firmato la lettera che ci hanno consegnato uno per uno” – riferisce con amarezza.

– Quanti eravate rimasti in operatività?

“In totale tra operatori in outbound e in re-connection circa 130, ma non so il numero preciso. Ma il bello – dice con ironia – doveva ancora arrivare. Alle 13, nonostante i dissapori e sconcerti vari, molti colleghi si ritrovano al bar per commentare l’accaduto e salutarsi, in quel frangente, alcuni di loro, sempre con contratto a progetto, vengono chiamati al telefono da una persona dello staff, di cui non faccio il nome, che gli chiede di rientrare in azienda per delle comunicazioni urgenti”.

– Perché alcuni vengono richiamati e invitati a recarsi in azienda, ma non tutti?

“Si è scoperto poi, che la riunione era volutamente per pochi: gli eletti. L’azienda ‘aveva piacere’ che costoro continuassero a lavorare fino a giorno 4 normalmente, che poi in divenire sarebbero stati premiati, in quanto operatori “alto-performanti”, con un rinnovo contrattuale.”

– Quindi, come logica di mercato chiede, hanno scartato gli operatori con resa di produzione molto bassa, per tenersi stretti i migliori?

“No. Non hanno selezionato per anzianità o per indice di resa di produzione, alcuni lavorano lì da appena tre mesi, altri non hanno neanche la resa minima per mantenersi il posto. Ad ogni modo, fino a ieri, sono rimasti a lavorare circa 20 operatori di re-connection, e 28 del settore outbound Sky. Dal 5 anche loro resteranno a casa, in sospensione per 10 giorni, verranno richiamati a lavorare presso la sede di Tre Fontane”.

– Dunque la commessa Sky non chiude?

“No, i margini sono bassi, ma non chiuderanno la commessa. I nostri colleghi torneranno a lavorare Sky, non li formeranno per lavorare altre commesse come Wind o Enel, richiederebbe altri costi e altro tempo”.

– E dello staff è stato licenziato qualcuno?

“Si parla di ferie forzate, loro non hanno il contratto di lavoro precario come il nostro, e non è assolutamente vero, come è stato scritto, che sono stati apposti i sigilli al capannone, c’è ancora tutto il personale amministrativo, che continua a lavorare, hanno molti documenti da trasferire nell’altra sede.”

– Da quanto tempo lavori per il Qè?

“Lavoro per questo call center da quasi due anni, mi auguro che l’azienda abbia versato i contributi per poter accedere alla “dis coll”, la mini disoccupazione, altrimenti io e i miei colleghi saremo rovinati. Speriamo di non dover subire oltre il danno anche la beffa! Hanno cacciato anche donne in maternità… Non siamo stati rispettati! Né come lavoratori, né come esseri umani!

Hanno lasciato a casa proprio le persone che si sforzavano di più, per far guadagnare l’azienda, il più delle volte non ci permettevano di erogare le 4 ore e mezzo del turno, ore prestabilite nel contratto, ci mandavano a casa dopo appena 3 ore di lavoro, dopo aver guadagnato appena 15 euro lorde, che oggi giorno non bastano neanche per coprire le spese di carburante per recarsi a lavoro. Si cerca di aggregarsi in auto, di dividersi le spese di trasporto, per riuscire a racimolare qualcosa in più; anche la gestione delle pause era effettuata in modo arbitrario: anziché interrompere ogni due ore come prevede la legge, per questo tipo di lavoro, ci concedevano la pausa quando per loro era più conveniente, a seconda del flusso delle chiamate e a seconda della resa produttiva da raggiungere. Anche chiedere due minuti per fumare una sigaretta, spesso era un’umiliazione. E dopo tutti gli sforzi e i sacrifici affrontati, oggi, ci sentiamo presi in giro, ci teniamo a dire, che non abbiamo alcun contrasto con gli operatori che sono stati ‘privilegiati’, ma ci sentiamo fortemente discriminati! In segreteria hanno detto che sarebbero stati sempre disponibili nei nostri confronti, ma quando proviamo a telefonare ci sbattono il telefono giù!

Molti di noi non esprimono un’opinione per evitare ritorsioni, o perché rassegnati non ritengono utile affrontare il problema e divulgarlo, al contrario io e altri colleghi, ti ringraziamo per aver preso in considerazione il nostro punto di vista. Non sempre le notizie che leggiamo sono veritiere…”

Ricordiamo che già un anno fa 150 dipendenti venivano messi in cassa integrazione, con turni di lavoro ridotti, oggi, la situazione non si è evoluta per il meglio, un centinaio di lavoratori a progetto e dipendenti non ha iniziato la settimana lavorativa.

Per la realtà paternese il callcenter con sede in via Monafria (Schettino) e distaccamento a Tre Fontane (zona industriale del paese) è sempre stato un pilastro, un punto di riferimento per centinaia di famiglie, che del lavoro in cuffia ne hanno fatto l’unica fonte di sostentamento.

Il Qè rappresenta da oltre 10 anni un importante elemento di sviluppo per il nostro territorio, insieme all’azienda viene compromesso seriamente il futuro di centinaia di operatori che qui hanno trovato impiego.

Intanto anche il sindaco di Paternò Mauro Mangano incontrerà il sindacato il prossimo 11 aprile per valutare le possibili soluzioni.

Restano, fortunatamente, ancora salde le commesse Enel e Wind Infostrada.

Una situazione drammatica per chi la vive, ma anche per chi respira l’ansia del precariato, del lavoro a progetto e della crisi economica in generale, molti di questi impiegati non hanno perso solo il lavoro, ma anche la fiducia nel futuro.

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