CATANIA − Abbiamo lasciato la questione chiusura del punto nascita di Paternò alla manifestazione dell’8 marzo davanti all’ospedale, stamattina si è svolto un sit-in del comitato civico “Per l’ospedale di Paternò” davanti al tribunale di Catania. Un centinaio di partecipanti insieme al comitato, alcuni cittadini, associazioni di volontariato, rappresentanti politici. Assente il sindaco Mauro Mangano, presente il primo cittadino belpassese Carlo Caputo accompagnato dal vicesindaco Giuseppe Zitelli.

In mattinata due rappresentanti del comitato, Gianfranco Romano e Orazio Lopis, sono stati ricevuti e ascoltati dal procuratore capo della Repubblica Giovanni Salvi il quale ha spiegato di conoscere in buona parte la vicenda e di volere seguire personalmente l’evoluzione dell’inchiesta. Un incontro di circa dieci minuti ritenuto molto positivo: “Abbiamo esposto al procuratore Salvi le nostre motivazioni e le battaglie che ci hanno condotto qui − ha affermato Gianfranco Romano − Salvi si è dimostrato disponibile a porre la massima attenzione sull’ospedale di Paternò, già da subito; d’altronde il procuratore era a conoscenza della vicenda ospedale”. Intanto si resta in attesa della decisione del Tar di Catania a proposito della chiusura (già avvenuta) del Punto nascite del nosocomio di Paternò. Obiettivo dell’evento sensibilizzare la magistratura affinché tenga conto dei due esposti protocollati dal Comitato per fare luce su alcune anomalie relative al blocco dei lavori e chiusura del reparto di ostetricia e ginecologica. L’Amministrazione comunale di Paternò, nella persona del primo cittadino, Mauro Mangano, e del vicesindaco, Carmelo Palumbo, assenti alla manifestazione di oggi chiedono passi concreti da parte dei vertici dell’Asp sul rischio di depotenziamento dell’ospedale SS. Salvatore. “Abbiamo chiesto al direttore generale dell’Asp ed al direttore sanitario un incontro operativo per avere risposte certe alle richieste che avanziamo per un miglioramento del nostro ospedale. Vogliamo che l’incontro avvenga entro la prossima settimana − affermano il primo cittadino e il vice sindaco – perché la città ha bisogno di prove concrete che dimostrino la vicinanza delle istituzioni responsabili. Siamo stanchi di promesse che cadono nel vuoto, lasciando il nostro ospedale in una situazione di emergenza cronica, malgrado il ruolo strategico che la struttura riveste per la città e i territori limitrofi. Lo dimostra la grande mole di utenza che ogni giorno si rivolge al pronto soccorso del SS. Salvatore, dove di recente abbiamo constatato, con grande rammarico, l’esistenza di una situazione catastrofica, con diversi ammalati che vengono visitati e curati nelle barelle, posizionate nei corridoi e in sala d’aspetto, per mancanza di posti letto nei reparti. Questo accade perché, nonostante le promesse e le rassicurazioni che ci sono state fatte (le ultime risalgono alla riunione che si è tenuta a gennaio presso la direzione sanitaria, alla presenza del direttore sanitario dell’Asp), la situazione relativa ai lavori nel corpo centrale della struttura resta ferma, senza che vi sia nemmeno la possibilità di sbloccare quell’ala del nosocomio che rimane ancora chiusa, privando il presidio ospedaliero di spazi preziosi. A seguito della riunione del vicesindaco con il direttore sanitario del presidio ospedaliero e gli ingegneri dell’Asp,  si è arrivati alla conclusione che basterebbero circa 400 mila euro per ripristinare l’ala attualmente chiusa, con la possibilità di aumentare i posti letto a servizio del pronto soccorso. È per questo che, durante l’incontro con la direzione dell’Asp Ct, la prossima settimana, chiederemo che si metta nero su bianco se si vuole o meno ristrutturare i reparti chiusi (con la modica somma che è già stata stabilita), rifunzionalizzare immediatamente il reparto di Ostetricia e trasferire in un luogo idoneo il centro trasfusionale e il laboratorio d’analisi, oppure lasciare morire una struttura che ha da sempre rappresentato un punto di riferimento importante per il territorio”.

Anita Rapisarda

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