Paola Agnese Leto

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PATERNO’  – Paternò e i cittadini paternesi  non s’inchinano alla mafia, sono un’altra cosa e sono consapevoli chePaternò è casa nostra e non Cosa nostra”,  infatti  la risposta immediata da parte delle istituzioni, e nello specifico  del Comune, non si è fatta attendere riguardo la vicenda che  ha visto coinvolta la città in occasione dei festeggiamenti d
ella  patrona Santa Barbara  con l’inchino dei cerei  davanti  al figlio del clan Assinnata e successivamente  alla fermata delle “varette” e del fercolo di Santa Barbara nella serata conclusiva del 5 dicembre davanti la casa di un boss di Paternò vicino la Chiesa San Francesco di Paola.  Il Comune ha risposto prontamente alle provocazioni della malavita paternese con diversi comunicati e già dall’8 dicembre al quinto piano del Palazzo di città,  di fronte la casa degli Assinnata, è stato  appeso uno striscione con la  foto di due eroi e martiri della giustizia: i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino,   sfidando i boss o presunti tali. Di seguito riporteremo tutte le azioni di promozione della giustizia e di repressione contro la malavita della cittadina, che sono state condivise non solo dalle istituzioni.

Il primo comunicato ufficiale arriva dal Comune di Paternò che emana  un regolamento comunale per impedire ai pregiudicati di partecipare alla processione in onore di Santa Barbara, ed istituire un percorso obbligatorio per i cerei votivi,  onde evitare che vaghino liberamente per le vie cittadine. Queste le azioni forti che l’Amministrazione comunale paternese intende mettere in atto, onde evitare il ripetersi di episodi incresciosi e lesivi dell’immagine della Città, come quello accaduto il 2 dicembre scorso. L’Amministrazione inoltre intende revocare immediatamente le determine che assegnano il contributo economico ai portatori dei cerei autori del gesto, nonché agire in giudizio contro di loro per il danno all’immagine della Città.

Mauro Mangano, il sindaco, in merito alle vicende si esprime così: “Non mi indigna il fatto che si manifesti una realtà di assuefazione all’illegalità, che sappiamo bene che esiste. Quello che indigna è che si tratta con superficialità questa mentalità, non si prova nè a metterne in luce le contraddizioni né a comprenderne le cause. Alla fine l’esposizione in tv, a mio giudizio, finisce per legittimare anche la cultura mafiosa, perché sappiamo bene che apparire in tv è già uno status, nella società dell’immagine. E mi fa davvero imbestialire che non si cerchi di scoprire e sapere se c’è, in questo territorio, qualcuno che la pensa diversamente, non un sindaco o un vigile, ma un uomo onesto, un lavoratore. Sono siciliano e sono fiero di esserlo, e so che in questa terra il semplice essere onesto diventa un atto civile, perché si svolge a fianco di una costante prassi dell’illegalità. Di questo scontro, quotidiano, perenne, sempre in azione nelle nostre città, mi piacerebbe si desse testimonianza, perché mettere in mostra questo scontro permette di porre ciascuno di fronte alla propria responsabilità, diventa un fatto educativo, un racconto civile. Al lavoro dunque, ognuno con i propri compiti, più forti perché più uniti. Continua ancora il primo cittadino: “l’Amministrazione comunale, con il supporto della società civile, non accetta che l’immagine della Città possa essere sporcata dalle azioni di una minoranza legata ad una cultura, quella mafiosa, che rappresenta un cancro da estirpare con ogni mezzo – afferma il primo cittadino, Mauro Mangano, insieme all’intera Giunta comunale -. Dopo lo shock iniziale per l’episodio dell’ “inchino” delle varette, e l’eco notevole che ne ha fatto seguito in tutti media nazionale, è giunto il momento di riorganizzarsi e preparare un attacco, nei confronti di chi, con prepotenza, pensa di poter imporre un pensiero e uno stile di vita che nulla a che fare con la nostra comunità, fatta di gente onesta, che lavora e opera per il bene della Città”. Di seguito ci sembra corretto pubblicare la lettera che il Sindaco Mauro Magano ha letto durante il  pontificale:

 

Cara Santa Barbara,
una preghiera semplice, oggi, per una città provata, offesa, anche arrabbiata, ma poi forte, decisa, umilmente consapevole delle sue mancanze, e della tua grazia. In questa città, Barbara, la mafia ancora usa la violenza e l’illegalità per accrescere la differenza tra gli uomini, e calpestare il diritto alla giustizia ed alla libertà. Allora aiutaci, Barbara, a liberare le donne e gli uomini di questa città che ogni giorno ricevono l’offesa della violenza, i commercianti, gli imprenditori, che vengono derubati e intimiditi, tutti i giovani che al codice della violenza vengono educati, cui viene tolta la grazia della tenerezza, ridotto il linguaggio dell’amore, aiuta anche chi pensa ancora che un uomo possa sottomettere altri uomini, aiutalo, prima di tutto, a liberare se stesso. E aiutaci a liberare questa città dal nodo di uno sviluppo economico troppo lento, dalla sfiducia, dal commercio delle droghe che consegnano giorni di vuoto, a difendere ed a manifestare la dignità di tutti quelli che non si piegano, che nella mancanza del lavoro, di una vita serena per i figli, spesso perfino di una casa, non cedono alla tentazione di piegarsi davanti agli uomini, di sottomettersi alla disumanità del crimine. E sono tanti, che nella povertà rimangono in piedi, restano umani. E tantissimi coloro che mettono l’onestà, semplicemente alla base della loro vita, nella normalità di ogni giorno.

Santa Barbara, liberaci anche dall’idea che il silenzio possa essere innocente, che chiudere gli occhi non sia un’azione violenta, aiutaci a riconoscere quel confine che separa la cautela dalla viltà, il timore dalla rassegnazione, la visione della realtà dalla compiacenza e dalla complicità. Aiutaci a distinguere sempre da che parte stare, e ad avere il coraggio di lottare perchè sia quella la parte vincente. “Un popolo che vive nell’inerzia dell’accettazione passiva è un popolo morto… la vera felicità passa attraverso la lotta per un paese fraterno”, ci dice Papa Francesco.
Noi dobbiamo impegnarci ad essere più bravi, anche ad organizzare questi giorni di festa, saremo più rigorosi perché non ci sia nessuna confusione fra la fede in una santa e la dedizione, sempre distorta, a qualunque uomo, scriveremo regole più chiare su come accompagnare la tua immagine, solo con atti e comportamenti che le facciano onore. 
Concludo, Santa Barbara, dicendo con questa voce, parole condivise, pensate e scritte insieme, nei giorni che accompagnano la battaglia quotidiana per la libertà e la giustizia, dei paternesi, parole di ringraziamento.

Cara Santa Barbara in questi giorni alcuni episodi hanno mostrato un’immagine di Paternò che non ci piace, noi cittadini però ci ricordiamo di tutte le cose belle della nostra città per cui ci sentiamo di dire GRAZIE!
Grazie per tutti i cittadini che si impegnano duramente ogni giorno nella scuola e nel volontariato per educare e formare cittadini onesti e responsabili.
Grazie per tutti coloro che svolgono con passione e cuore azioni di servizio al prossimo, specialmente agli ultimi e ai bisognosi, come ogni giorno accade alla mensa sociale e in mille altri luoghi di questa città.
Grazie per i moltissimi cittadini che sono stati in grande difficoltà per la mancanza di lavoro e pure hanno voluto vivere dignitosamente dicendo no alla disonestà e alla delinquenza.

Grazie per tutti quelli che, giovani o meno giovani, con tanti sacrifici e tanta fatica hanno mantenuto o creato attività lavorative senza piegarsi, ne tantomeno inchinarsi, allo scoraggiamento o alla mafia.
Grazie per tutti gli uomini delle forze dell’ordine, che manifestano la presenza dello stato e accompagnano i passi di tutti i cittadini onesti, con infinito coraggio e discrezione.
Grazie per quella, bella e maggioritaria parte di città che crede ancora nella possibilità e necessità di camminare in strade di coraggio e giustizia, tutta unita. 
Ti prego, dunque, Barbara, guida il nostro sguardo, rendilo ogni giorno più innamorato. Se camminando per questa città sappiamo vedere con occhi d’amore, di misericordia, i fratelli, tutti, se dove vediamo una mancanza non cerchiamo un giudizio o una condanna, ma prestiamo un soccorso, 
dove era, dove è, la rabbia riporteremo la gioia
dove era, dove è, l’incertezza della fragilità porteremo il coraggio
dove erano i capi chini porteremo, a testa alta,
la fiducia degli uomini liberi.
È viva santa Barbara.

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