PATERNÒ – La collina storica gremita di gente, ieri, in occasione della messa in scena della prima parte de “L’Orlando innamorato”. Lo spettacolo itinerante che, ritorna con in suo secondo atto oggi dalle 16.30 e sino alle 19.30 con appuntamento alla scalinata settecentesca, segue al ciclo di laboratori di formazione teatrale “Il posto dei racconti” promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune e grazie al progetto nato dalle menti dell’attore Giovanni Calcagno e della cantante Eleonora Bordonaro – noti artisti paternesi -. Sotto la regia ed ideazione scenica di Mimmo Cuticchio erede della tradizione siciliana dei cuntisti e dell’Opera dei Pupi (iscritta tra i Patrimoni orali ed immateriali dell’umanità dell’UNESCO), nonché cantastorie, attore e regista teatrale che ha diretto in questo caso artisti noti e non. Insomma non poteva che essere, per così dire, buona la prima.
Il Pubblico è stato accolto ai piedi della Scalinata Settecentesca, ribattezzata per l’occasione “Dei poeti e degli artigiani”, qui ha avuto inizio il viaggio all’interno del poema cavalleresco (nato dalla penna di Matteo Maria Boiardo e la cui prima pubblicazione risale al 1483) con dialoghi e canti, rivisitati ed alcuni scritti di sana pianta,  che hanno trasportato gli spettatori nel mondo di avventure fantastiche, duelli, amori e magie narrati nell’opera che fonde l’epica e i personaggi del ciclo carolingio con le storie d’amore e il meraviglioso fiabesco del ciclo bretone.
Uno spettacolo non a caso itinerante, lo scopo è infatti quello di far rivivere agli spettatori la collina storica paternese, luogo sempre più dimenticato e maltrattato; e farla rivivere attraverso l’arte e la cultura. E se nel poema di Boiardo (così come nel prosieguo dell’opera che, rimasta incompiuta per la morte dell’autore, fu ripresa da Ludovico Ariosto con “L’Orlando furioso”) l’amore non sboccerà mai tra la bella Angelica ed il paladino Orlando; la speranza è, in questo caso, che il libro sia “galeotto” e faccia sbocciare amore per la maltrattata collina storica.
Dalla scalinata il corteo composto da attori, musicisti, ballerini, pupari e saltimbanchi, seguiti dagli spettatori, ha risalito la collina sino al “Belvedere del canto”, dove il pubblico è stato intrattenuto dalle voci degli artisti.
Ai piedi del Castello Normanno poi si è assistito alla tradizionale “Opera dei Pupi” che tratta, attraverso la rielaborazione del materiale stesso contenuto nei romanzi e poemi del ciclo carolingio, le gesta di Carlo Magno e dei suoi paladini. Nello specifico gli spettatori sono stati catapultati a Parigi dove re e guerrieri, cristiani e saraceni, festeggiano la Pentecoste. Arriva però Angelica insieme al fratello Argalia che, in possesso di armi fatate, sfida tutti i cavalieri a duello, con la condizione che i vinti saranno suoi prigionieri, mentre il vincitore avrà in sposa Angelica.
Duello che negli spazi della rocca è stato inscenato nello slargo antistante il cimitero monumentale: Argalia è battuto solo da Ferragauto, ma Angelica non vuole sposarlo e fugge inseguita degli innamorati paladini Ranaldo e Orlando.
Così si è conclusa la prima parte della tanto attesa rappresentazione diretta da Mimmo Cuticchio che si è dichiarato soddisfatto: “Come inizio non c’è male. Stiamo sperimentando tutto ciò che volevamo, ovvero non usare mezzi troppo moderni come ad esempio gli amplificatori o i proiettori che implicano costi alti e tempi lunghi. Non è solo una questione economica, la gente ha bisogno di abituarsi ad ascoltare i racconti a vivavoce, come si faceva anticamente. Se questi testi, l’Orlando innamorato o il Furioso, sono sopravvissuti nei secoli è perché hanno usufruito di un mezzo di comunicazione che unisce gli uomini: c’è chi racconta e chi invece ascolta. Oggi abbiamo proposto la prima lettura dell’Orlando innamorato, domani proporremo il prosieguo sino alla battaglia sotto le mura di Albraccà dove si incontreranno e scontreranno tutti quelli pro e a sfavore di Angelica. Insomma abbiamo voluto raccontare in questo luogo alla gente semplice fatti che venivano narrati nelle corti. Si pensa che il teatro sia la finzione sulla scena, quindi costruire e ricostruire cose per farle apparire alla gente. Io credo che non sia necessario che il teatro si faccia ancora con i tir. La poesia è qualcosa che viaggia, qualcosa di spirituale che stimola l’immaginazione attraverso la parola; quindi non è necessario che ci sia una grande scenografia per rappresentare una storia. Poi se capita un luogo meraviglioso come questo a cosa serve la scenografia? Quale miglior scenografia della natura”.
Una messa in scena che ha fatto centro su chi in silenzio ha ascoltato chi, invece, ha recitato. Un gioco tra silenzio e parola che domani vedrà il suo atto conclusivo. Tre ore in cui il pubblico potrà ancora inseguire gli artisti lungo gli spazi della rocca. Così come nel poema cavalleresco Angelica, Orlando e Rinaldo si rincorrono per tutta la narrazione bevendo a seconda dei casi alle magiche fonti dell’amore o dell’odio, costringendo re Carlo ad intervenire promettendo in sposa Angelica a chi dei due avesse combattuto con maggior vigore l’esercito pagano alle porte di Albraccà.

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