ovini

di Anna Agata Mazzeo

 Paternò – Circa 700 capi tra ovini e caprini sono stati sequestrati da terreni in disuso a nord del paese. Si tratta di bestiame “non registrato” e “non identificabile”, tra questi ci cono capi rubati, capi di cui è impossibile ricostruirne la tracciabilità.

Le pecore pascolavano tra le strade di Ragalna, Santa Maria di Licodia e Paternò, a guidarle vi erano degli extra comunitari, che erano stati preposti al servizio.

I medici veterinari dell’Asp 3 di Catania, con il supporto della Compagnia dei Carabinieri di Paternò, sono intervenuti per eseguire il maxi sequestro di bestiame a rischio.

Al nord di Paternò, alle spalle di Viale dei Platani, era stata allestita una sorta di piccola azienda agricola dove venivano prodotti e venduti latte e formaggi, in condizioni igieniche non a norma, a rischio brucellosi.

Con l’avvicinarsi della Santa Pasqua, molti di questi capi erano già stati destinati alla macellazione, la preoccupazione degli inquirenti, delle Forze dell’ordine, è stata quella di evitare una possibile diffusione di brucellosi.

L’infezione, che ha gli stessi sintomi dell’influenza (febbre, brividi, debolezza, dolori muscolari e articolari), avviene attraverso il contatto diretto con animali infetti, ma più spesso con l’ingerimento di batteri presenti nel latte non pastorizzato, se non curata con la giusta terapia antibiotica diviene cronica, causando artrite e spondilite.

L’invito del Servizio Sanitario è quello di non consumare latte, ricotta e formaggi privi di etichetta, che ne tuteli la qualità e ne attesti la provenienza.

Dopo il caso dei 30 soggetti a sospetto di infezione, dal batterio della Brucella, a Messina e ricoverati all’Ospedale Papardo, i controlli nei caseifici si sono fatti più serrati, senza che ciò provochi allarmismo, conviene adottare le opportune cautele nel consumare prodotti caseari dalla provenienza incerta, al fine di evitare la diffusione dell’infezione.

 

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